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Lucia Pangalli: «La mancata giustizia uccide di più. Basta parlare del 25 novembre»

Lucia Panigalli con Paola Castagnotto

Sopravvissuta a due tentativi di femmicidio e diventata simbolo delle violenze contro le donne, rifiuta interviste e inviti  

FERRARA. «La forza di una persona è il risultato di quello che ha superato», scrive in uno dei suoi profili, Lucia Panigalli, diventata negli anni un simbolo contro i femminicidi. Lei, sopravvissuta a due tentati omicidi del suo ex compagno, oggi vive sotto sorveglianza e ha superato dolore e umiliazioni (come Margherita, la donna qui sopra): non creduta, derisa e sbeffeggiata (vedi caso Porta a Porta, per cui Vespa venne processato e archiviato), non ne può più dei tanti “bla bla bla” del 25 novembre: «Basta, non dico più nulla: ho rifiutato di partecipare a convegni e interviste perché trovo inutile, persino dannoso parteciparvi nella sola giornata del 25 novembre».

Cioè, solo quel giorno in cui tutti si ricordano le violenze sulle donne, le donne uccise, tutto l’anno. «Ero stata invitata da tanti, enti pubblici, giornali e Tv, ho rifiutato». Perchè, spiega, mentre legge le ultime notizie dalle cronache sui delitti in giro per l’Italia che vedono vittime le donne, «questi sono veri delitti di Stato e la mancata giustizia uccide di più». Perchè ogni volta emerge un errore, un ritardo o altro di magistrati, forze dell’ordine, servizi, leggi non applicate o che presentano “vuoti” normativi senza precedenti. Come nel suo caso. Il suo ex ordinò di ucciderla dal carcere, mentre era detenuto per aver tentato di ucciderla anni prima. Diede l’ordine e pagò dei sicari che non lo eseguirono: poi l’ex compagno è stato assolto perchè per questo reato bisognerebbe cambiare il codice penale. Ma nessuno ne parla, nemmeno il 25 novembre.

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