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Ferrara. Venne stuprata e poi non creduta. Caso riaperto, il suo ex va a processo

La donna denunciò le violenze, ma la procura archiviò. Fece pressioni e altri pm dopo nuove indagini ora accusano l’uomo

FERRARA. Le pubbliche scuse non sono previste né ammesse, dal codice di procedura penale, negli atti giudiziari. Ma mai come in questo caso di violenze e abusi sulle donne sarebbero necessarie, doverose, quasi d’obbligo. Perché dopo dolore, rabbia, umiliazione per non essere creduta dopo esser stata stuprata dal suo ex compagno, a quasi 5 anni dalla denuncia che Margherita (la donna vittima e protagonista di questa storia, il suo nome è inventato) aveva presentato, e dopo l’archiviazione decisa dalla procura di Ferrara (di allora), la stessa procura cittadina, con altri pm, ha deciso – grazie alle pressioni di Margherita – di rivedere tutto: dopo aver riaperto le indagini, la procura ha chiuso l’inchiesta chiedendo di portare a processo l’uomo.

Quasi 5 anni fa


Per fatti accaduti quasi 5 anni fa, gennaio 2017, in un paese del Ferrarese, quando lei e lui vivevano insieme, e quando i carabinieri di quel paese non le credettero e così anche il magistrato che allora lesse il fascicolo e valutò che la denuncia di Margherita era archiviare: lo fece senza nemmeno dirglielo, senza ascoltarla e guardarla negli occhi. Se il magistrato di allora (una donna) lo avesse fatto, avrebbe compreso il dolore con cui la stessa Margherita spiegava, poi, che «una cosa così non si può raccontare a chiunque». Di quel compagno che strappandole i capelli la costrinse ad avere un rapporto, e mentre la picchiava, le urlava «Sei una puttana e le puttane si trattano così».

Il nuovo pm, Fabrizio Valloni, che ha ereditato le indagini, ripartite grazie anche all’intervento del legale di Margherita (l’avvocato Alberto Bova) e la denuncia della Nuova Ferrara e del Tirreno, giornale della Toscana, dove Margherita oggi vive, ha ritenuto che quelle accuse di una donna abusata e umiliata fossero da rivedere completamente. E così ha chiuso l’indagine e accusato l’uomo di violenza sessuale aggravata. Il processo si farà nei prossimi mesi, quando l’uomo verrà a conoscenza di questo suo nuovo atto giudiziario a suo carico, uno dei tanti, visto che ha già subito processi e condanne per maltrattamenti, stalking e violenze su Margherita. Perché da quanto si apprende da fonti inquirenti, l’uomo sarebbe irreperibile anche se Margherita stessa ammette che tutti sanno dove possa trovarsi.

E per questo motivo non si si sente così sicura. Non lo era nemmeno dei tempi della giustizia, lenta e senza risposte. Che anche in questo caso, con il lieto fine della chiusura indagini, mette – purtroppo – in evidenza tutte le difficoltà e i ritardi visto che l’atto di chiusura del pm Valloni è datato 17 giugno scorso, mentre la notifica di questo atto risale solo a pochi giorni fa: motivi tecnici, che però accumulano ritardo su ritardo, che agli occhi di una vittima, pur con tutte le spiegazioni possibili, non possono ammettere giustificazioni. Ritardi, in una storia che a ridosso della Giornata contro le violenze sulle donne di domani, mette in luce per l’ennesima volta come le donne non vengano ascoltate e credute (vedi la storia di Lucia Panigalli).

Una storia, quella di Margherita cominciata nel gennaio/febbraio 2017, quando dopo quelle violenze, i primi interventi dei carabinieri, decise di denunciare il compagno per essere stata costretta ad avere rapporti senza il suo consenso. Pochi mesi di indagine e poi l’archiviazione. Il magistrato di allora scriverà così, motivando la sua decisione: «le dichiarazioni della querelante (Margherita, ndr) non risultano circostanziate alla luce della natura della convivenza tra le parti, travagliata e caratterizzata da continue liti e discussioni». Insomma, le violenze denunciate da Margherita non erano violenze, solo normali litigi.

Punita e umiliata

Lo stesso magistrato, però, non avvisa Margherita: che scoprirà solo dopo anni che la procura di Ferrara aveva archiviato la sua denuncia. E allora prima tramite il Tirreno (il quotidiano della regione dove vive oggi) e poi la Nuova Ferrara, accende i riflettori sul suo caso. Trova un legale di Ferrara, disposto ad andare fino in fondo, e così l’avvocato Bova presenta ricorso contro quella archiviazione da annullare e nel marzo scorso ottiene dal giudice Vartan Giacomelli la riapertura del caso: il giudice ordina nuove indagini, per ascoltare tutti e rivedere i fatti. Nel giugno scorso il pm Fabrizio Valloni dà ragione a Margherita: e accusa l’ex compagno, anche di una aggravante: le violenze erano state imposte dall’ex compagno a Margherita per punirla e umiliarla, solo perché lei lo aveva denunciato per altre violenze.

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