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Virus sinciziale, due bimbi ricoverati a Ferrara. Al via la profilassi per i più fragili

Le pediatre: patologia respiratoria conosciuta e gestita da quarant’anni, i più colpiti sono i lattanti prematuri 

FERRARA. Di virus respiratorio sinciziale si parla molto in queste settimane, forse anche per un interesse mediatico trascinato dall’emergenza Covid. Ma le bronchioliti in età neonatale determinate (anche) da questo patogeno, sono conosciute e gestite in ambito sanitario da non meno di quarant’anni, puntualizzano le dottoresse Raffaella Faggioli, primario di Pediatria, e Agostina Solinas, dirigente dell’Unità operativa di Neonatologia e terapia intensiva Neonatale dell’azienda ospedaliera Sant’Anna.

I ricoveri


Al momento sono due i piccoli pazienti ricoverati a Cona per una forma lieve-moderata di bronchiolite sinciziale e con fabbisogno di ossigeno contenuto, ma in tutto abbiamo avuto 17 i ricoveri per bronchiolite, di cui 12 determinati dal virus sinciziale.

«Anche nel Ferrarese sta succedendo quello che si riscontra in tutta Italia – spiega Faggioli – In genere questa patologia infettiva comincia a diffondersi a novembre, conosce il suo picco tra dicembre e gennaio e si esaurisce in primavera. Quest’anno, anche per effetto dell’allentamento di misure come il distanziamento sociale, è invece esplosa in anticipo, già a fine ottobre. Lo scorso inverno non si era vista, così come l’influenza e altre patologie infettive; l’anno precedente invece avevamo registrato un acme, con 10 ricoveri per bronchioliti su 22 posti disponibili. Ora è tornata a diffondersi, anche se rispetto ad altri centri regionali qui la situazione è ancora contenuta, con occupazione del 20 per cento del reparto. Ma tra un mese e mezzo mi aspetto un aumento, la bronchiolite è la malattia che d’inverno riempie le pediatrie».

L’età media dei bimbi ricoverati è di due-tre mesi, la bronchiolite sinciziale colpisce infatti piccoli lattanti sotto i sei mesi. Tutti i bimbi finora ricoverati al Sant’Anna hanno avuto forme moderate, a eccezione di una bimba: «In Terapia intensiva neonatale finiscono neonati di due-tre mesi con insufficienza respiratoria più grave, che necessita di ossigeno e ventilazione – interviene Solinas – Quando la pandemia è cominciata, a febbraio 2020, avevamo due ricoverati, di un anno e di sette mesi, con forme gravi da virus influenzale, un altro patogeno che può determinare la bronchiolite. Da allora e fino a oggi non avevamo riscontrato più alcun caso, ora invece torniamo a vederli. Si tratta di forme moderate, tranne una bimba che era stata trasferita dal Veneto per l’aggravarsi delle sue condizioni, e che poi è migliorata».

Categorie a rischio

La bronchiolite sinciziale si manifesta nei lattanti ma in realtà contagia anche i bimbi e gli adulti, limitandosi però a un raffreddore.

I più esposti sono i bimbi nati prematuri sotto le 32 settimane, ma fattori di rischio per i prematuri nati oltre le 32 settimane sono i problemi respiratori. E in presenza di patologie cardiache congenite, il virus può causare problemi anche ai lattanti nati al compimento della gravidanza.

«I lattanti hanno le vie respiratorie più strette, e il virus può occluderle anche in assenza di fattori di rischio, determinando difficoltà a respirare e a mangiare, e i casi più gravi vengono ricoverati», aggiunge Solinas. Ma i casi lievi e asintomatici sono molto diffusi anche tra i bimbi più grandi e gli adulti, perché è un virus che resiste a lungo sulle superfici e circola moltissimo. E spesso sono i fratellini maggiori la fonte di contagio.

La chiave è la profilassi: «È previsto un “addestramento” nei confronti delle categorie a rischio – spiegano le dottoresse – Se un bimbo prematuro viene dimesso in estate, viene riconvocato a novembre per essere sottoposto a somministrazioni intramuscolo di immunoglobuline, una volta al mese per tutto il periodo influenzale, e la copertura comincia dopo le prime due iniezioni che avvengono a una ventina di giorni di distanza. In questo periodo abbiamo convocato 21 bimbi prematuri, uno con cardiopatia e uno con tracheostomia. Si tratta di una profilassi molto selezionata, secondo un piano terapeutico nazionale: nel Ferrarese le somministrazioni sono già partite questa settimana».

I pediatri

Per la bronchiolite infatti non esiste un farmaco che guarisce. Il decorso della malattia consiste generalmente in un raffreddore nei primi giorni, a cui segue un aggravamento con difficoltà respiratorie che sono il principale motivo di ricovero insieme alla difficoltà a mangiare. I problemi respiratori non vengono gestiti con antibiotici, cortisone o aerosol, solo con somministrazione di ossigeno e ventilazione. Raramente i piccoli vengono intubati, solo in presenza di situazioni sottostanti non note prima, come ad esempio lo scompenso cardiaco.

I dati della letteratura sono confortanti, ed è fondamentale il ruolo dei pediatri di libera scelta per tranquillizzare le famiglie e inquadrare la patologia nelle giuste proporzioni: «Sono loro il primo punto di riferimento – conclude Faggioli – Conoscono bene le situazioni e sanno allertare le mamme, dando indicazioni sulle norme igieniche da seguire e su come monitorare raffreddore o tosse, e intervengono per valutare i primi segnali di problema respiratorio. Ma al momento non vedo segnali di preoccupazione o assalti al pronto soccorso».

Alessandra Mura

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