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Cento, la mafia raccontata a oltre 500 studenti: «Resistere sempre»

L’esperto di ’ndrangheta Antonio Nicaso ieri al palasport. Una vera lezione diretta ai giovani all’insegna dei valori

CENTO. «Dobbiamo tutti insieme fare resistenza alle mafie. È solo dicendo no, è attraverso la conoscenza, la responsabilità e la consapevolezza, che è possibile arginarle. Evitate scorciatoie e non cadete nel guadagno facile. Solo i sacrifici e i valori rendono liberi».

È il messaggio che ieri mattina, lo scrittore Antonio Nicaso, storico delle organizzazioni criminali e tra i massimi esperti di ’ndrangheta nel mondo, ha lanciato agli oltre 500 studenti delle superiori presenti al Pala Benedetto Milwaukee Dinelli Arena. Una vera e propria lezione sul tema “Sangue e onore, la retorica delle mafie”, un progetto di decostruzione dei “valori” mafiosi e di promozione della cultura della legalità, quella tenuta ai ragazzi.


INIZIATIVA LIONS

L’iniziativa, organizzata dal Lions Club di Cento e promossa dal presidente Vincenzo Monda e dal past president Gian Luca Cazzola, è stata occasione per Nicaso, già autore di quasi quaranta libri, tra cui alcuni bestseller internazionali, per presentare prima agli studenti delle superiori centesi e ai loro insegnanti, poi ai Lions riuniti all’intermeeting dei Club di Cento e Pieve di Cento al Ristorante Hotel Europa, l’ultimo libro scritto a quattro mani con il magistrato calabrese Nicola Gratteri dal titolo “Complici e colpevoli. Come il nord ha aperto le porte alla ’ndrangheta”.

Tornato in Italia dal Canada, per partecipare al Festival della Legalità, a Cento Nicaso si è rivolto ai ragazzi, attenti e interessati al tema: «La ’ndrangheta e le altre mafie sono arrivate al nord, non attraverso il soggiorno obbligato: nell’avanzare da sud verso nord, ha trovato terreno fertile e ha incontrato la linea della stella alpina. Si sono incontrati due mondi solo in apparenza diversi, ma in realtà funzionali a logiche di potere e di controllo. Le mafie al sud sono prodotti delle classi dirigenti, che avevano tutto l’interesse a mantenere potere e privilegi, legittimando uomini armati. Prima braccio armato del potere, le mafie si sono poi affrancate».

IL RACKET DELLE BRACCIA

Al nord le mafie sono arrivate garantendo quello che Pio La Torre definì il “racket delle braccia”: «Le mafie hanno fornito manodopera a basso costo, accolta e sfruttata dagli imprenditori e del settore dell’edilizia. Poi hanno fatto credere di aver in mano chissà quanti voti e hanno convinto politici a scendere a patti, quindi a cedere prima i subappalti e poi gli appalti. Le mafie al nord sono arrivate perché hanno trovato imprenditori prima e politici poi che hanno agito secondo logiche di convenienza». Al sud, al nord, all’estero, «le mafie – ha aggiunto Nicaso – sono state legittimate da chi non si pone il problema etico, ma ha come priorità l’interesse economico: nell’ambito imprenditoriale di minimizzare i costi e massimizzare i profitti, nella politica di restare al potere e mantenere i privilegi. Da sempre la violenza è stata una componente del potere».

Ospiti della conviviale, Laura Riviello (consigliere comunale con delega alla legalità), il direttore dei Musei Civici di Cento Lorenzo Lorenzini, il luogotenente Roberto Gallina (comandante stazione carabinieri di Cento), la presidente del Lions Club di Pieve Valeria Giberti. Anche ai Lions, Nicaso lancia un appello alla responsabilità: «Dobbiamo colmare il gap conoscitivo e rompere quella violenza che stringe relazioni col potere. Le mafie oggi sono più forti perché i soldi entrano con enorme facilità nell’economia legale, attraverso professionisti, istituti bancari e finanziari. È un problema da affrontare. È questione di corresponsabilità, di etica delle professioni, ma ancor più di libertà, civiltà e democrazia. Cominciamo a investire su questo, partendo dai giovani».

Beatrice Barberini

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