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A Cona si liberano altri spazi per i ricoveri Covid. «In corsia quasi tutti non protetti»

Libanore (Malattie infettive): malati senza terza dose, i più gravi non vaccinati. Primi trasferimenti nel reparto di Cento

FERRARA. La quarta ondata Covid non sta per ora mettendo in crisi gli ospedali ferraresi, come invece comincia ad avvenire in altre città del centro-nord, ma certo impone una nuova riorganizzazione degli spazi nella rete provinciale per ospitare i nuovi ricoverati positivi. L’idea di base è sempre quella della modularità e degli interventi reversibili, anche se qualche intervento strutturale si sta effettuando proprio in questi giorni per trasformare posti di Pneumologia a Cona in letti di Terapia semintensiva. La strategia comprende la riapertura di struttura che erano state messe “in sonno”, come la Cra Covid alla Casa del sollievo Ado: è già la terza volta dall’inizio della pandemia. Il tutto nella speranza che il trend dei ricoveri non peggiori rispetto a quello attuale, cioè «in incremento ma non clamoroso»: questo succede anche grazie al fatto che i pazienti più gravi sono nella quasi totalità non vaccinati, un bacino minoritario rispetto alla totalità della popolazione, e gli altri sono vaccinati anziani con la sola seconda dose o con la terza non ancora efficace.

Liberare posti


Nel nuovo reparto aperto sabato pomeriggio a Cento sono già stati trasportati tre pazienti da Malattie infettive Covid di Cona. «Abbiamo la possibilità di trasferire i ricoverati con minori criticità, liberando così letti per chi ha bisogno di maggiore assistenza - dice il direttore di Malattie infettive, Marco Libanore - Da noi e in Medicina Covid si fa ventilazione non invasiva, mentre in Pneumo Covid ci sono letti semintensivi e i pazienti più gravi vengono ricoverati in Terapia intensiva. Il nostro reparto Covid è formato da 20 posti, teniamo conto che in tutto abbiamo a disposizione 24 letti e ci sono anche i pazienti tubercolotici e altre patologie».

Una seconda via per liberare posti ospedalieri è appunto l’utilizzo di strutture territoriali. «Abbiamo riaperto la struttura Ado - spiega Franco Romagnoni, responsabile delle attività socio-sanitarie Asl - dove sono state già trasferite tre persone dal Delta. Si tratta di positivi in uscita dalla fase acuta della malattia, uno dei quali deve effettuare la riabilitazione. Rimarranno lì fino al tampone negativo o comunque nel corso della lungopositività, che capita quando resta una traccia biologica ma non replicante del virus e quindi il paziente non è in grado d’infettare». I posti attivati sono dieci.

Ancora ieri (domenica 28 novembre), tuttavia, a Cona risultavano completi i reparti ordinari Covid, stessa situazione al Delta; in Terapia intensiva c’era un solo posto libero. Sempre in area Covid, quatto i posti occupati al Sant’Anna tra Terapia intensiva neonatale, Chirurgica pediatrica, Ostetricia e Pediatria. È quindi probabile che siano necessari altri interventi di rimodulazione dei posti letto a Cona e forse anche altrove.

Terapie sub

Il Sant’Anna sta intanto realizzando un intervento di tipo strutturale, con l’adeguamento in Pneumologia di 12 posti letto di Terapia semintensiva: in questi casi bisogna rifare completamente l’impianto di trattamento dell’aria per i portare i cambi d’aria da 3 vol/h a 8 vol/h con pressione reversibile da positiva a negativa. Il costo dei lavori è di oltre 94mila euro. L’intervento è stato affidato alla concessionaria Progeste, comprese le recenti integrazioni progettuali.

I lavori fanno parte del piano di riorganizzazione dell’ospedale approvato nell’estate dell’anno scorso, in previsione appunto di nuove ondate di contagi.

Chi sta in corsia

La tipologia di pazienti è cambiata rispetto alle prime ondate. «Nelle Medicine i ricoverati sono al 50-60% non vaccinati, gli altri - spiega ancora Libanore - sono quasi esclusivamente anziani di oltre 80 anni che avevano fatto la seconda dose di vaccino entro marzo, e si trovano quindi scoperti. Ci sono anche casi di anziani con terza dose fatta pochi giorni prima della nuova infezione», quindi non ancora “rinforzati”. Diversa la situazione dei malati più gravi, che sono «quasi esclusivamente non vaccinati - sottolinea ancora il primario di Malattie infettive - A differenza delle altre ondate, in questa la domanda di cure intensive è più contenuta. Del resto quasi tutti i pazienti hanno cardiopatie croniche o problemi immunitari, e il Covid s’innesta su queste patologie pregresse, aggravandole».

Il tutto senza aver possibilità di “pesare” l’irrompere della variante Omicron sulla domanda di cure ospedaliere, «per il momento abbiamo solo segnalazioni di dove si è presentato, non abbiamo idea di come impatterà» conclude Libanore.

Stefano Ciervo

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