Nella lite in cantiere, colpì con un pugno il collega che rischiò di morire:  condannato

Il fatto nel gennaio scorso innescato da contrasti per lavoro. Al processo, per il caposquadra una pena per lesioni gravi a 2 anni e 2 mesi. La difesa: subito ricorso in appello

CENTO. Dopo il litigio per motivi di lavoro, su contrasti per i tempi di consegna del cantiere edile, lui, P.V.R., modenese di Concordia sul Secchia, 43 anni, caposquadra, colpì con un pugno in faccia uno dei suoi operai: lo fece cadere a terra provocandogli gravissime lesioni cerebrali, mandandolo in coma; lesioni per cui aveva subito interventi e lunghe degenze in terapia intensiva, per cui ancora oggi a distanza di quasi un anno risente di vari postumi. Ieri mattina, il caposquadra è stato processato davanti al gup Danilo Russo, che con il rito abbreviato lo ha condannato a 2 anni e 2 mesi di pena, per il reato di lesioni colpose gravi.

Legittima difesa


La difesa aveva sostenuto al giudice e al pm Alberto Savino che si fosse trattato di un’azione innescata per legittima difesa, e che al massimo si dovesse parlare di eccesso colposo, ma il giudice ha accolto la richiesta della procura e ritenuto l’ipotesi d’accusa più che corretta e ha deciso la condanna: il difensore Carlo Bergamasco, in attesa di leggere le motivazioni tra 40 giorni, ha comunque già anticipato che farà ricorso in appello. Spiegando che al processo aveva portato a riscontro della difesa un testimone ascoltato durante le indagini dai carabinieri su richiesta della difesa stessa: era un collega che durante la lite aveva tentato di fare da mediatore tra i due e che aveva raccontato che il picchiato aveva aggredito, strattonandolo, il picchiatore che poi reagì perché esasperato.

in via Frescobaldi

Entrambi i protagonisti della lite facevano parte della ditta del Modenese: lui capo squadra di Concordia sul Secchia, l’altro un operaio tunisino di 32 anni che abita a Finale Emilia. Quel giorno di fine gennaio stavano lavorando in un cantiere di un condominio a più piani in via Frescobaldi a Cento, dove erano in corso i lavori di efficientamento energetico legati al superbonus del 110% per conto della ditta Tassi Group di Cento e facevano parte di un gruppo di posatori del cappotto termico, dipendenti della ditta del Modenese. Secondo la ricostruzione del fatto, la lite iniziò prima verbalmente con l’operaio tunisino che si lamentava del caposquadra. La discussione tra i due era andata avanti tutto il giorno e riguardava tempi e metodi di lavoro di alcune operazioni: da qui critiche, punzecchiature, frecciatine, battute a voce più o meno bassa contro il capo squadra: e al termine del turno di lavoro tutto trascende. I due si affrontano fuori dall’area di cantiere e dalle parole si passa alle mani e parte il pugno.

L’allarme di una vicina

Sarà una donna che abita nei pressi, testimone del trambusto, a lanciare l’allarme al 112 e quando arrivano i carabinieri il tunisino è a terra in fin di vita. Gli operatori del 118 lo soccorrono va in terapia intensiva, viene operato per la frattura alla teca carica e dopo gli accertamenti dei carabinieri il caposquadra arrestato.

E ieri la condanna.

D.P.

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