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Offese Ilaria Baraldi sui social: l'uomo le augurò di essere stuprata ma in tribunale chiede perdono  e paga un risarcimento

L'ennesimo processo da interventi sd Facebook: il  comacchiese di 60 anni, augurò alla consigliera di essre violentata. In aula davanti al giudice le sue scuse e l’offerta dei danni morali. Il legale della Baraldi, Morassutto: questo caso fa capire che il problema della violenza sulle donne parte innanzitutto dal modo in cui si intendono le donne e dalla dimensione di degrado in cui si vuol farle precipitare"

il caso

Prima le offese sui social, poi le scuse in tribunale. Si è concluso con un mea culpa e con una proposta di risarcimento il procedimento penale a carico di Riccardo Andreotti, il sessantenne comacchiese finito a processo per diffamazione aggravata ai danni della consigliera comunale del Pd Ilaria Baraldi, che all’epoca (nel 2016) aveva dichiarato che “gli spaccini fanno meno paura di ultras e polizia”.


L’imputato, simpatizzante della Lega, sui social augurò a Baraldi di essere stuprata, testuale, “dai suoi quattro spaccini negri, chissà se dopo li difende ancora. Lo penso, l’ho detto”. Un concetto così esplicito e chiaro che quando Andreotti venne querelato dalla consigliera e successivamente interrogato dal pubblico ministero, ammise le sue responsabilità. E ieri in tribunale, alla prima udienza del processo, ha prodotto la sua “confessione” e si è scusato pubblicamente, offrendo alla parte lesa, assistita dall’avvocato Luca Morassutto, un risarcimento per poter essere messo in prova ai servizi sociali. Provvedimento che il giudice applicherà non appena si assicurerà il versamento dell’indennizzo.

Una vicenda, commenta l’avvocato Morassutto raggiunto telefonicamente, che in ogni caso, per le frasi usate dall’imputato, «fa capire che il problema della violenza sulle donne parte innanzitutto dal modo in cui si intendono le donne e dalla dimensione di degrado in cui si vuol farle precipitare. Confidiamo quindi che le scuse, unitamente al lavoro di pubblica utilità, facciano riflettere l’imputato sulla gravità delle sue dichiarazioni». Ilaria Baraldi spera da parte sua che l’episodio vada oltre il singolo caso «per far capire che quello delle violenza sulle donne è un problema culturale. Il fatto di scrivere con tanta facilità una frase del genere dimostra che si tratta di un retaggio radicato, a cui può fare da contraltare una messa in prova presso un Centro antiviolenza per donne maltrattate».

Alessandra Mura

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