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Gli hacker hanno chiesto riscatto pure a procura e tribunale di Ferrara: in bitcoin

L’inchiesta aperta dal  procuratore Garau dovrà  accertare come e da dove sia entrato il virus 

FERRARA. È stato un attacco sì casuale, e non mirato, a procura e tribunale da parte degli hacker di turno, con il Cryptolocker. Ma era finalizzato alla richiesta di riscatto in Bitcoin, che c’è stata.

Questo emerge dalle prime indagini tecniche finite nel fascicolo di inchiesta aperta dalla procura e ora vagliata dal procuratore capo Andrea Garau che ieri mattina ha fatto il punto sul caso che da martedì scorso – orario dell’attacco 14. 50/15. 05 – ha creato non pochi problemi alle attività di Palazzo di giustizia in diversi uffici e soprattutto nelle postazioni di computer di magistrati e personale. Se la certezza è che l’attacco è stato casuale, inviando migliaia di mail trappola (come accade per i ransomware)e bucando dove ci sono falle o aperture, non è ancora chiaro come il virus sia potuto entrare nel sistema informatico di Palazzo di giustizia. Se da una postazione (in un primo momento si era ipotizzato dalla cancelleria al piano terra) oppure – come è più verosimile – dalla rete, trovando un buco ed entrando.


Altra certezza è che il sistema anche nella giornata di ieri ha ripreso a funzionare, vi sono ancora alcuni ritardi ma soprattutto le postazioni attaccate, una dozzina i computer infettati che hanno subito il blocco dei file, sono tuttora inutilizzate e non vi sono molte speranze sul possibile recupero dei file attaccati.

Nonostante in un primo momento fosse emersa l’anomalia della non richiesta di riscatto, a ieri invece la realtà è stata modificata: la richiesta di riscatto c’è stata, con tanto di richiesta economica ma in bitcoin. Ovvio che nessuno a livello istituzionale, darà risposta a questo. Mentre altre risposte dovranno darle i supertecnici dell’intelligence della Polizia postale e del ministero di Giustizia attivati nell’ambito dell’inchiesta che ora il procuratore capo sta conducendo: difficile sperare di potere arrivare agli hacker, se non impossibile, visti i precedenti.

Mentre uno dei casi precedenti in cui si era registrato un attacco “personale” ad un magistrato del tribunale, era dovuto ad un attacco diretto al server dell’ordine degli avvocati e commercialisti, circa 5 anni fa: da lì, poi, con i contatti mail tra avvocati, commercialisti e tanti altri, si era propagato in città.

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