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 «L’urbanistica è la grande assente in questa città», la denuncia della Fusari

L'affondo sulla città che cambia, gli interventi e i progetti: il question time della consigliera di Ac sul nuovo Pug: «È grave non avere ancora un piano aggiornato». "Il piano periferie procede in ritardo, serve credibilità istituzionale"

Gian Pietro Zerbini

«L’urbanistica è assente da due anni e mezzo in questa città, la testimonianza è la mancanza di un piano urbanistico aggiornato (PUG) che individui obiettivi e priorità, costruito dal pubblico in concertazione con associazioni e i professionisti, in un rapporto trasparente e partecipativo per i cittadini, al fine di informare e far conoscere le scelte che l’amministrazione si vuole dare».


Roberta Fusari, consigliera comunale di Azione Civica, usa questo preambolo per presentare un question time sull’affidamento servizi per la redazione del piano urbanistico generale.

I NODI DELL’URBANISTICA

«Sull’urbanistica - spiega la consigliera di Azione Civica - non abbiamo visto niente di questo tipo, né singole operazioni consentite dagli strumenti urbanistici esistenti (l’ultimo piano operativo vigente sta per scadere). Non avere un piano urbanistico aggiornato vuol dire non poter promuovere opere di rigenerazione urbana, non riuscire a tutelare il suolo (oggi si stanno piantando alberi sulle aree individuate dal precedente piano, molte diventate pubbliche grazie agli accordi urbanistici con i privati, ma possibile che non si abbia un’idea di come implementare e far crescere le aree di forestazione e a verde nell’intera città?), non poter dare risposte ai privati che vogliono intervenire per ampliare le proprie attività e per nuovi investimenti, non avere vincoli aggiornati. Significa rimanere immobili e non sapere dove si vuole andare. Si pensi a tutto il tema da sviluppare sull’adattamento ai cambiamenti climatici».

La consigliera, che nella passata consiliatura ricopriva proprio il ruolo di assessora all’urbanistica segnala che erano stati introdotti alcuni elementi negli strumenti vigenti (dal recupero delle acque piovane al controllo dell’irraggiamento solare per durre le isole di calore), ma che è necessaria una strategia complessiva, che prenda avvio da un’analisi dei rischi del nostro territorio e della nostra città.

«Nemmeno questo è stato fatto - puntualizza Fusari - in questi due anni di nulla. Aspetteremo il prossimo allagamento per renderci conto dell’urgenza. Le legge regionale ha dato dei tempi precisi per fare il piano urbanistico, entro dicembre 2021 la proposta di piano deve essere approvata dalla giunta, e nei successivi due anni deve essere completato e approvato dal consiglio. L’amministrazione ha pubblicato un bando a fine ottobre 2021 (da 158.000 euro ) per trovare professionisti che elaborino il piano, chiuso a fine novembre. Il question time presentato chiede conto proprio di questo: come si è chiuso il bando? abbiamo almeno i professionisti per farlo questo piano?»

I tempi della legge, secondo Fusari, non potranno certamente essere rispettati (entro dicembre sarà impossibile avere un piano se oggi non abbiamo ancora i professionisti incaricati), e di conseguenza l’operatività degli strumenti esistenti sarà bloccata.

«Non si potranno - prosegue nell’analisi - fare varianti e operazioni importanti: penso al recupero della caserma (di cui si è parlato molto ma ancora non si vede nulla) o all’ex palaspecchi, su cui sono stati stanziati dal comune i soldi Pnrr per acquistare le aree di Parnasi, senza che nessuno sappia per farci cosa)».

Piano periferie

«Il Piano Periferie - continua l’analisi Fusari - procede seppur in estremo ritardo date le variazioni in corso d’opera (è proprio il caso di dirlo perché sono state cambiate le scelte progettuali a cantieri in corso, con conseguente spesa sul bilancio comunale di costi per nuovi progetti che prima erano tutti a carico dello stato). Ancora un’operazione nata a costo zero per il comune che si sta dimostrando onerosa per le casse comunali a fronte di scelte politiche diverse. Esattamente come per la caserma dell’ex palaspecchi, che sta diventando un’opera onerosissima per le casse comunali, quando avrebbe potuto e dovuto essere una delegazione comunale a costo zero (con biblioteca e sala civica)».

L’attuale piano periferie vede scelte che la consigliera di Ac non condivide, come quella di liberare nel sottomura per fare un grandissimo parcheggio a raso. La giudica una scelta miope rispetto ai temi verso cui la città deve volgere: ridurre la presenza delle auto a vantaggio dello spazio per le persone, dare risposte immediate all’emergenza climatica, tutelare i beni storico patrimoniali come le Mura.

IL TEMPISMO

«Infine, il tempismo - osserva ancora Fusari - con cui si apre il cantiere di via Darsena è disarmante, due anni di ritardo e si aprono i lavori su una strada fondamentale per la mobilità e l’accesso al centro storico proprio sotto Natale… Sempre sul piano periferie: cambierà un pezzo importante della nostra città, sarà riqualificato e accessibile, la darsena sarà un parco fruibile, un grande investimento pubblico su aree comunali, che alzeranno i valori immobiliari dell’intera zona. Chi prima si affacciava su un’area in abbandono, dopo si affaccerà su un parco, o un giardino. Spiace che per le scelte fatte qualcuno si affaccerà ancora su distese di auto. Questo è fare urbanistica e pianificare le trasformazioni della città, ed è esattamente ciò che manca da oltre due anni».

I PRIVATI

«Le uniche operazioni di rilievo che abbiamo visto - sottolinea la consigliera comunale - sono quelle proposte da privati (ex palaspecchi) e da Acer sul patrimonio di case pubbliche (l’intervento su via Krasnodar); operazioni che sono state candidate su fondi pubblici del governo. Nulla che esca dalla giunta e che dia l’indirizzo delle scelte pubbliche, necessarie anche per i privati. Mancano proposte o interventi sulle aree di degrado della città, che tanto impegnano e impegneranno le forze dell’ordine per tentare di gestirle, consapevoli che si potrà risolvere solo con una riqualificazione: via Scalambra, l’ex distilleria, la zona dietro la stazione, l’ex scalo merci (tutte le aree del quadrante ad ovest del centro storico). Non basta vedere l’apertura di un locale in un ex magazzino dismesso, purtroppo, per risolvere urbanisticamente quelle aree, ma servono piani, accordi con i privati e con gli enti pubblici (le ferrovie in quel caso), relazioni e capacità di trovare risorse e opportunità per la città. Serve una credibilità istituzionale per poter relazionarsi con i privati che vorrebbero investire, data soprattutto dal rispetto dei tempi procedurali, cosa sulla quale l’assessore all’urbanistica (e la sua maggioranza) è stato molto chiaro: ci metteremo il tempo che serve e guarderemo il caso per caso. L’opposto della trasparenza e delle regole chiare per tutti, base di lavoro per poter trasformare la città in un corretto rapporto pubblico-privato».

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