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Ferrara, figlia maltrattata. Il padre: «Mai l’ho obbligata ad essere musulmana»

L’interrogatorio del padre arrestato per maltrattamenti e sequestro. Chiesti domiciliari dall’altra figlia. Oggi tocca al fratello

FERRARA. Resta un’ora davanti al giudice. E per un’ora si difende, racconta, nega: «Non ho mai costretto mia figlia ad essere musulmana, a seguire la nostra religione». Mai l’ha obbligata, quella figlia che adesso lo accusa di maltrattamenti, sequestro, minacce di morte. Si difende il padre della ragazza 18enne al centro del caso scoppiato tra Ferrara il Bolognese, dove abita la famiglia e dove lei – così aveva denunciato – era stata anche segregata, in una cantina, a pane e acqua, per giorni, legata ad una sedia perché il padre le diceva: «Questa sarà la tua tomba».

HA RISPOSTO A TUTTO


Lui il padre 58enne, al giudice Letizio Magliaro ha ribadito di esser caduto dalle nuvole, di aver sentito crollare il suo mondo costruito negli oltre 20 anni di vita qui in Italia: «Non so perché mia figlia mi accusa di tutto questo». Difeso dall’avvocato Gianni Mantovani che spiega «ha risposto a tutte le domande del giudice», il padre si dice sorpreso, amareggiato. Lo stesso legale, al di là degli atti giudiziari (l’ordine di custodia) non nasconde i suoi dubbi. Per il padre, il giudice ha deciso il carcere, come aveva chiesto lo stesso pm (Giampiero Nascimbeni) ravvisando gli estremi per questo provvedimento: «Non ne ho capito i motivi così gravi - il rilievo del legale -: non vorrei fossero stati decisi sotto l’effetto del fatto di Reggio Emilia (il caso Saman, la ragazza pakistana uccisa dalla famiglia perché voleva vivere all’italiana, ndr). Comunque ora formalizzerò la richiesta di arresti in casa da un’altra figlia, lontano da quella della famiglia». Il legale ribadisce la posizione del padre, che descrive come frastornato per tutto questo. «Gli hanno contestato che obbligava la figlia a vestirsi da musulmana, e lui ha risposto assolutamente no, che né la moglie né le figlie si vestono in quel modo».

E ancora sul matrimonio, in Marocco, con il cugino (figlio di un fratello del padre) quando la ragazza era minorenne. Il matrimonio, spiega il legale, non esiste dal punto di vista civilistico, e soprattutto ribadisce il legale, per conto del padre, «non è stata costretta a sposarsi. Lei avrebbe detto di essere andata in Marocco e che vi restò per quasi un anno: il padre ha detto al giudice che non è assolutamente vero». Insomma un no su tutti fronti, al racconto che la ragazza aveva fatto agli inquirenti ferraresi. Che – leggi qui a fianco – avevano raccolto le sue denunce in oltre 10 ore di racconto con psicologa e ispettrici della Mobile. Insomma, dichiarazioni genuine, assolutamente. Che sono state già vagliate (e ritenute assai credibili) dal giudice Magliaro che ora dovrà decidere se confermare l’arresto oppure no. Stesso giudice che ascolterà domani il fratello della ragazza, accusato anche lui degli stessi reati del padre.

E anche in questo caso si accendono i dubbi dei difensori. Per il fratello, il legale, Michele Ravenna, invita alla cautela, ricordando che, per il fratello, la procura aveva chiesto ugualmente il provvedimento poi confermato di divieto di avvicinamento alla sorella. Per domani è fissato l’interrogatorio di garanzia del fratello, davanti al giudice. Mentre la famiglia e la sorella maggiore della ragazza hanno ribadito ad entrambi i legali la totale estraneità del padre alle accuse della sorella piccola. «Ripeto – chiude l’avvocato Mantovani – il padre non sa darsi spiegazioni, vedremo nei prossimi atti l’evoluzione della vicenda».

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