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Senza casa né assegni: «Asp di Ferrara disponibile ad aiutare la famiglia»

Problemi con la nuova residenza e il Reddito di cittadinanza. L’assessore: non è ancora a nostro carico ma daremo risposte

FERRARA. È particolarmente complessa la situazione della madre di origina pachistana che con il suo ricorso ha generato la sentenza del tribunale contro il maxi-punteggio «discriminatorio» delle graduatorie comunali per le case popolari, ed ora è in affitto e con l’assegno di cittadinanza congelato. Dalle relazioni delle diverse aziende sociali del territorio, si evince una situazione di particolare disagio derivata dai conflitti familiari, tale da portare alla richiesta di un’assegnazione di una casa popolare in deroga ai regolamenti Acer, in quanto manca il requisito di almeno tre anni di residenza in regione per la graduatoria ordinaria. Il Comune di Ferrara, in ogni caso, si dichiara pronto ad aiutare la famiglia della donna, avendo presentato appello contro la sentenza del tribunale da lei ottenuta: «Il nucleo non risulta ancora in carico ai servizi sociali di Ferrara - dichiara l’assessore Cristina Coletti - I servizi sociali, ciascuno per la propria competenza territoriale, sono in contatto e stanno facendo di tutto per adempiere ai passaggi necessari. Nel frattempo l’Azienda servizi alla persona si è resa comunque disponibile, attraverso i suoi operatori, a dare risposta alle prime richieste presentate dal nucleo». La donna e i suoi due bambini, infatti, sono seguiti dall’associazione di volontariato Pronto amico che ha lanciato una raccolta di beni di prima necessità per sopperire al “congelamento” da ottobre dell’assegno di cittadinanza.

I primi capitoli


La vicenda dalla donna inizia con un matrimonio sbagliato in Pakistan, con denunce per documenti rubati e minacce, e la partenza per l’Italia della donna nell’estate 2018. Il primo domicilio italiano fu però nelle Marche, e la donna risulta trasferita nel Ferrarese solo da dicembre 2019, avendo poi riabbracciato i suoi figli in Italia nel gennaio successivo. È stata ospitata in un appartamento riservato alle donne vittime di violenza fino al 31 luglio scorso, e da allora risulta in carico ai Servizi di Portomaggiore. Con la residenza “fittizia” in via Ferrara 58, utilizzata in questi casi, la donna ha potuto presentare domanda per il Rdc e la 32ª graduatoria Erp del capoluogo, alla quale è iscritta con riserva appunto per la questione dell’anzianità di residenza in Emilia.

Guai burocratici

Una volta uscita dall’appartamento del Centro Donna giustizia la donna ha cercato un appartamento in città, con il conseguente passaggio di competenze all’Asp di via Ripagrande che però non è ancora avvenuto ufficialmente. In questa fase di transizione è maturato il problema con l’Inps per il Reddito di cittadinanza: pare ci siano in ballo i documenti relativi alla nuova residenza, ma nel frattempo la donna aveva chiesto all’Asp Eppi-Manica-Salvadori di farsi carico delle spese per l’allacciamento delle utenze.

Ora si spera che la situazione possa sbloccarsi, anche per via dei minori.

S.C.

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