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Bondeno. Cattura delle nutrie legittima, respinto il ricorso animalista

L’ordinanza comunale è stata avallata dalla sentenza del Consiglio di Stato. Soddisfatto il sindaco: «Ci siamo mossi nei confini delle normative vigenti»

BONDENO. Il Comune di Bondeno vince primo e secondo round, di fronte al Tar e al Consiglio di Stato, che hanno dato ragione al municipio a fronte del ricorso presentato dalle associazioni “Vittime della Caccia” e “Animal Liberation”. Associazioni che, a seguito del provvedimento emesso dal comune per il contenimento della proliferazione della nutria, avevano presentato ricorso. Un po’ come accaduto in passato in circostanze simili: qualcuno ricorderà il ricorso contro l’ordinanza per il contenimento della diffusione dei piccione e dei colombi, che aveva visto in quel caso soccombere il comune.

Il merito


Le associazioni, entrambe rappresentate dall’avvocato Massimo Rizzato, si erano opposte a vari contenuti presenti nell’ordinanza numero 5 firmata il 20 gennaio scorso dal sindaco Simone Saletti.

Il Tar aveva espresso la propria posizione il 21 maggio, respingendo il ricorso degli appellanti. L’ordinanza municipale prevedeva che le azioni di contenimento delle nutrie potessero essere svolte con operazioni di cattura nelle corti coloniche, nelle immediate vicinanze delle abitazioni e in prossimità delle arginature dei canali o fiumi, nonché delle strade e loro pertinenze.

La questione è finita, in seguito, al Consiglio di Stato. L’organo nazionale ha stabilito che «le censure mosse dalle associazioni appellanti avverso la sentenza impugnata e il provvedimento comunale non sembrano assistite da prognosi favorevole, fermo ogni ulteriore e diverso approfondimento nel merito da parte del Collegio». In quanto, «il provvedimento sembra esplicitare in modo sufficiente le ragioni che rendono inevitabile e urgente l’intervento contro la proliferazione delle nutrie a tutela dell’incolumità pubblica», almeno ai sensi dell’articolo 54 del Tuel. Il testo unico che regola di fatto l’aLtività degli enti locali.

Tutela prevalente

Esaminando i vari elementi della contesa, il giudice ha optato per la sicurezza: «Deve ritenersi prevalente la tutela della menzionata incolumità pubblica – viene precisato nella sentenza – gravemente messa a rischio, come ha già rilevato il decreto n. 2691 del 31 maggio 2021».

Fermo restando che, nelle immediate vicinanze delle abitazioni, è consentito l’esclusivo utilizzo di gabbie trappola. Esistono probabilmente margini per ulteriori approfondimenti sul tema, ma intanto «il Consiglio di Stato – si apprende – in sede giurisdizionale (sezione Terza) respinge l’istanza cautelare di Vittime della Caccia e Animal Liberation».

Esprime soddisfazione il sindaco Simone Saletti, il quale ricorda «come il Comune si sia mosso nei confini delle normative vigenti, cercando di operare nel rispetto delle leggi e per la sicurezza dei cittadini».

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