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Progettano omicidi e pagano sicari: ma non sono condannabili se il delitto sfuma

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Ferrara come Sarzana, colpa di una modifica della legge bloccata da 3 anni in Senato. La vicenda ligure  ricorda quella di Lucia Panigalli: «Speravo nella modifica prima che avvenisse un altro caso»

FERRARA . Ha cercato un sicario per uccidere moglie e suocera in cambio di soldi. Ma il piano è sfumato perché il killer ci ha ripensato e ha avvertito i carabinieri, che si sono presentati all’appuntamento per la consegna del denaro e hanno arrestato il marito-mandante.

Succede a Sarzana, ma è già successo nel Ferrarese, perché la vicenda è fin troppo simile a quella di Lucia Panigalli, la donna scampata per miracolo all’aggressione dall’ex compagno, Mauro Fabbri. Che poi, dal carcere dell’Arginone, ne ordinò l’omicidio incaricando del “lavoro” alcuni compagni di carcere, che avrebbero dovuto simulare una rapina. Anche in questo caso i sicari (dopo aver incassato i beni pattuiti) si fermarono in tempo e confessarono tutto alle forze dell’ordine.


Due storie parallele che rischiano di avviarsi anche allo stesso finale: per quel delitto “solo” commissionato infatti Fabbri non fu mai condannato, perché se il reato non viene compiuto, l’istigazione non può essere punita. Lo dice l’articolo 115 del nostro codice penale: “qualora due o più persone si accordino allo scopo di commettere un reato, e questo non sia commesso, nessuna di esse è punibile per il solo fatto dell’accordo”. Il caso di Lucia, è ormai chiuso e passato in giudicato: Fabbri è stato considerato non punibile e assolto, nonostante l’indubbia intenzione omicidiaria e il pagamento. Una sentenza che, proprio nella sua correttezza giuridica, aveva lasciato sgomenta e terrorizzata la vittima (nel frattempo Fabbri era tornato in libertà con un sconto di pena per buona condotta) e sollevato un dibattito sulla necessità di modificare l’articolo 115.

La stessa Panigalli, con il suo avvocato Eugenio Gallerani, l’allora sindaco di Vigarano Barbara Paron e la senatrice Paola Boldrini promosse una proposta di modifica di legge dell’articolo 115, che però da tre anni è ferma in Senato. Così allo stato attuale, anche per il marito e genero mandante del duplice omicidio potrebbe essere spianata la strada dell’assoluzione. Un esito che, pur in punta di diritto, non può che suonare come un paradosso e disorientare l’opinione pubblica.

«Mi auguravo che l’articolo 115 venisse modificato prima che avvenisse un altro caso come il mio – è l’amara considerazione di Lucia Panigalli – Per me non è più possibile fare niente, ma potrebbe essere utile per tante altre persone, non solo donne. Non è una questione che riguarda i femminicidi, è una questione di giustizia», conclude Lucia. «La proposta di modifica all’articolo 115 del codice penale – interviene la senatrice Paola Boldrini, di recente entrata a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio – prevede di valutare le responsabilità dell’istigatore di un reato non compiuto. La proposta di legge è ferma dal 2018, è vero, così come sono ferme migliaia di altre proposte altrettanto meritevoli, in parte anche per le difficoltà dovute alla pandemia. Ma la vicenda di Sarzana, così simile a quella di Lucia Panigalli, può essere lo spunto per riaprire la riflessione, e non è escluso che parti di proposte di legge non possano poi essere recuperati e inclusi in altri provvedimenti».

Alessandra Mura

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