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Nipote uccise la nonna: «Sotto effetto di alcol nessun deficit psichico»

Per i periti del tribunale era capace di intendere e volere. Per la difesa invece aveva una dissociazione e non capiva 

FERRARA. «A conclusione della nostra attività, il periziato non presenta patologie o disturbi tali da incidere sulle sue capacità di intendere e volere ed è da escludere la conclusione del perito della difesa che aveva delineato un episodio dissociativo al momento del fatto»: il linguaggio è sempre tecnico, difficile e nel settore psichiatrico si complica ancor di più.

Una sintesi espressa dai periti della Corte d’assise (Ariatti e Mantero) a conclusione della perizia psichiatrica eseguita su Pierpaolo Alessio, un ragazzo di 25 anni, accusato dell’omicidio della nonna, Maria Luisa Silvestri di 71 anni, la sera del 20 novembre di due anni fa, mentre stavano tornando, insieme, in macchina, dopo una serata in famiglia. I periti della Corte d’assise hanno evidenziato ai giudici che l’aggressione del nipote sulla nonna, avvenuta in vari fasi tra via del Lavoro e via Marconi, era stata innescata dalle sue condizioni psicofisiche dopo aver abusato di alcol quella sera (aveva bevuto tre birre, tasso di 1. 92 di alcol nel sangue): aveva perso il controllo, aggredito e poi picchiato la nonna e non vi sarebbero elementi – dopo le varie visite e l’analisi della sua storia di vita e medico-psichiatrica – per attribuire patologie psichiche che possano aver attenuato la capacità di intendere e volere mentre picchiava e uccideva la nonna. Che, però, morì per un infarto – ha stabilito al perizia medico legale – pur con la concausa di quell’aggressione, fatto oggettivo che apre alla difesa l’ipotesi di omicidio preterintenzionale, ridotto rispetto al volontario. Il parere opposto, rispetto ai periti Ariatti e Mantero, è stato proposto ai giudici (due togati, Tassoni e Lepore e i sei popolari) dal perito della difesa, Sanza. Che ha indicato che l’intossicazione alcolica di quella sera non è la vera causa, poiché questa avrebbe innescato un disturbo dell’umore, non permanente, che è da ritenere una incapacità parziale. Condizione confermata anche da episodi analoghi recenti (questa estate, perdita di controllo dopo aver bevuto) e dall’amnesia conseguente alla tragedia. Questa la traduzione il più comprensibile delle posizioni dopo il confronto in aula tra i periti di una parte e dell’altra che è durata un paio d’ore. Ora i giudici togati (per professione con questo ruolo) e i popolari (cittadini prestati alla giustizia) dovranno valutare queste conclusioni. La sentenza è attesa per il 20 gennaio.


D.P.

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