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Uccise a colpi di forbici il cane del vicino nel Copparese: condannato a tre mesi

Jhonny fu aggredito all’improvviso e senza ragioni plausibili. Il legale del proprietario dell’animale: giustizia è stata fatta 

COPPARO. Si chiamava Jhonny ed era uno Springer Spaniel inglese di 13 anni che nel febbraio 2019, a Borgo Muzzi di Tamara, fu aggredito improvvisamente dal vicino di casa del suo proprietario. L’uomo impugnava delle grosse forbici per la potatura delle piante e con il manico colpì ripetutamente il cane, che stramazzò a terra e morì.

Ieri in tribunale a Ferrara è terminato il processo contro l’assalitore, il 63enne Flavio Bergamini: condanna a tre mesi (l’accusa aveva chiesto un anno) per il reato di uccisione di animali previsto dall’articolo 544 bis del codice penale. Un atto che venne compiuto, come scrive il giudice nel dispositivo della sentenza, “senza necessità, in mancanza di un pericolo imminente o della prospettazione di un danno giuridicamente apprezzabile alla persona propria o altrui o ai propri beni”. Bergamini è stato anche condannato al pagamento di 3mila euro.


Ma torniamo a quei fatti, risalenti a quasi tre anni fa. Cristiana Lazzari, moglie del proprietario del cane, Nicola Giori, era intenzionata ad uscire a passeggio con Jhonny e aprì la porta di casa. L’animale però scappò e la donna non riuscì a fermarlo. Forse attirato dalle galline del vicino, cominciò a inseguirle, probabilmente con l’intenzione di giocare. A quel punto accadde l’inaspettato. Il vicino dei Giori uscì dalla propria abitazione brandendo delle grosse forbici. Bergamini si accanì contro il cane, che peraltro conosceva bene. Colpi su colpi, anche quando il povero Jhonny era disteso a terra. Uno risultò fatale e sotto gli occhi della proprietaria, in lacrime, il cane morì. Sul posto arrivarono anche gli agenti della polizia locale.

Durante il processo sono state vagliate le possibili ragioni di quell’atto efferato. Gli stessi vigili urbani hanno confermato che Jhonny non uccise alcuna gallina, d’altronde era un cane da riporto pluripremiato. L’aggressore agì rabbiosamente, forse per l’invasione dei suoi spazi. Ed è stato appurato che tra la famiglia Giori e i vicini non c’erano mai state tensioni.

«Giustizia è stata fatta», commenta Camilla di Leo, avvocato di Giori. «Aspetteremo le motivazioni – dice il legale di Bergamini, Rosalia La Barbera – ma la sentenza è ingiusta, ci riserviamo di fare appello».

Fabio Terminali

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