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Il centrosinistra vince quasi ovunque in Emilia

Alle elezioni della Provincia sulla carta il centrodestra di Fabrizio Pagnoni partiva con circa 48mila voti ponderati dalla sua parte, contro i 44mila del centrosinistra di Gianni Michele Padovani, mentre meno di 4mila voti non avevano padrone di partenza. Il risultato delle urne, sabato, ha dato invece una vittoria nettissima per Padovani, con 51.284 voti ponderali pari al 57,38%, mentre Pagnoni si è fermato a 38.087; più ravvicinato ma sempre a favore del centrosinistra il risultato delle liste, 44.252 voti per Terre Estensi e 46.952 per Ferrara Insieme. Si tratta di elezioni riservate a consiglieri e sindaci, quindi non danno indicazione sugli umori dell’elettorato, e certo le “affiliazioni” partitiche si fanno incerte man mano che la taglia dei Comuni si riduce; di certo, si è trattato di una sconfitta pesante per la macchina leghista guidata da Alan Fabbri e Nicola Lodi, perché ha svelato inquietudini e spaccature tra gli eletti del centrodestra in tutto il territorio provinciale, oltre a strategie rivelatesi sbagliate sui candidati. E sembra emergere un disegno civico-centrista attorno a Riccardo Bizzarri, sindaco di Masi e consigliere più votato in Provincia.

Gli errori della Lega sono alla base della sconfitta di Pagnoni. Il sindaco di Copparo non era la prima scelta del centrodestra, come ha dimostrato la candidatura di Bizzarri avanzata pubblicamente da Lodi, in ottica futura (alleanza con i centristi per Ferrara 2024) ma anche nel tentativo di puntellare numeri improvvisamente fattisi precari dopo la batosta di Cento. Bizzarri è stato sacrificato sull’altare dell’opposizione del FdI, ma il vicesindaco di Ferrara ha dichiarato di aver condiviso «in due minuti» con Fabbri la nuova candidatura, iscrivendosi così tra gli artefici della sconfitta. Le inquietudini di Roberto Lodi (Terre del Reno), autocandidatura poi rientrata, le speranze frustrate di Davide Bergamini (Vigarano) e Simone Saletti (Bondeno), i veleni degli ex di Cento e i malumori del Medio e Basso Ferrarese per la leadership di Fabbri, erano altri segnali negativi. E sul voto mancante di un consigliere ferrarese rischia di aprirsi un altro fronte di tensioni nel cuore del regno leghista.


Il centrosinistra ha quindi potuto rialzare la testa con una candidatura che guardava pure al centro, con il socialista Padovani, mettendo anche a segno un abbozzo di alleanza con il M5s: la copparese Monica Caleffi non è stata eletta e non è scontato che l’operazione possa ripetersi, ma il seme è piantato. Il resto lo ha fatto il lavoro del segretario Nicola Minarelli, vicepresidente uscente, che ha saputo ricompattare dietro a Padovani anche i civici di area per i quali la mobilitazione su questo voto non era scontata. Il sindaco di Mesola, poi, è apparso ai grandi elettori più rassicurante di Pagnoni, anche per la sua esperienza da sindaco e consigliere provinciale. Il voto a suo favore di Masi può dire qualcosa sulla rete di alleanze in vista dei prossimi appuntamenti.

Stefano Ciervo

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