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Ostellato, la tragedia di Saphira: un anno e quattro mesi al conducente dell’auto

Confermato il patteggiamento per l’autista del pulmino. La famiglia della bimba: «Da loro mai nessun pentimento»

OSTELLATO. Un anno e quattro mesi di condanna per Andrea Stagni, il conducente dell’auto che sulla provinciale via Lidi Ferraresi, a Ostellato, travolse Saphira provocandone la morte. Una pena più pesante rispetto all’anno e due mesi richiesti dalla pm Isabella Cavallari. E conferma del patteggiamento a 10 mesi per Paolo Bottoni, l’autista del pulmino da cui scese la bambina il 14 luglio del 2017 mentre tornava dai campi solari. Per entrambi sospensione condizionale della pena e patente di guida sospesa per un anno

Ieri in tribunale a Ferrara c’è stata l’attesa sentenza del giudice Carlo Negri nel processo in cui i due erano imputati, in concorso, per omicidio stradale. Un punto fermo nella tragica vicenda di Saphira Carli, morta quando aveva appena nove anni. Per lei quella giornata estiva di quattro anni e mezzo fa doveva essere all’insegna del divertimento. La piccola era stata ai campi estivi della parrocchia insieme ai cuginetti: ma non appena scesa dalla corriera guidata da Bottoni fu investita dall’auto al cui volante c’era Stagni, riportando ferite gravissime: i soccorsi, la corsa all’ospedale in elicottero al Bufalini di Cesena, dove spirò due giorni dopo.


Stagni (difeso dall’avvocato Massimo Cipolla, che aveva chiesto l’assoluzione: del tutto probabile il ricorso) è stato giudicato con rito abbreviato. Mentre Bottoni aveva scelto la strada del patteggiamento: i suoi legali (Vayra e Galimberti) ieri hanno chiesto l’esclusione delle parti civili (la famiglia di Saphira), però il rigetto del giudice lo ha condannato anche al risarcimento. Inoltre, sono stati rimandati gli atti alla Procura per quanto riguarda la posizione del parroco di Ostellato, don Luciano Domeneghetti, l’organizzatore della trasferta che terminò così tragicamente. I familiari di Saphira erano in aula alla lettura della sentenza. «Da parte loro non c’è soddisfazione – dice l’avvocato Fabrizio Carletti –, perché nulla potrà loro restituire la bambina. E c’è anche tanto amaro in bocca, dopo oltre quattro anni: non c’è stato mai nessun pentimento da parte degli imputati».

Fabio Terminali

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