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Dogato, dolore per l’addio a don Isaia: punto di riferimento per 13 anni

Marzo 2016, la Pieve di S. Vito riapre con la messa di don Isaia Rossi

Il sacerdote è morto alla vigilia di Natale nella sua abitazione sull’Appennino. Protagonista all’antica Pieve romanica, riaperta al culto dopo i lavori post sisma

DOGATO. Erano in tanti a voler bene a don Isaia Rossi, che fu a lungo arciprete della Pieve romanica di San Vito e parroco della chiesa di Dogato dedicata ai santi Filippo e Giacomo. Il sacerdote, che avrebbe compiuto 96 anni il 2 gennaio, è morto nel giorno della vigilia di Natale nella sua abitazione di Vedegheto, piccolo paese dell’Appennino bolognese che fa parte del Comune di Valsamoggia. La notizia della sua scomparsa ha provocato un profondo cordoglio nelle due frazioni ostellatesi, dove don Isaia era arrivato nel 1993, succedendo a un altro prete molto apprezzato da quelle parti, don Antonio Turci.

UNA VITA PER LA CHIESA


Don Isaia fu ordinato sacerdote il 25 giugno 1954. Dedicò la sua intera vita alla chiesa, anche con varie missioni all’estero, in particolare in Argentina. Poi, sempre nel Bolognese, fu parroco di Castiglione dei Pepoli e rettore del santuario di Boccadirio. Quindi il passaggio nel Ravennate con i 18 anni nella parrocchia di San Romualdo, vicino a Sant’Alberto, e dal 1991 al 1993 a Savarna.

I LAVORI ALLA PIEVE

In seguito don Isaia arrivò a Dogato e San Vito, parrocchie appartenenti fino a pochi mesi fa alla Diocesi di Ravenna-Cervia. Il sacerdote seppe farsi amare, diventando un punto di riferimento per le comunità. In particolare, fu protagonista dei lavori post sisma alla Pieve di San Vito, magnifico luogo di culto risalente all’XI secolo. Al termine della messa in sicurezza, e in occasione della riapertura al culto nel marzo 2016, il prete manifestò tutta la sua gioia: «È stata una grande soddisfazione – disse – aver preso in considerazione le sorti della nostra chiesa che si stava sempre più aggravando. Con l’aiuto della Curia e delle Belle Arti, siamo riusciti a dare attenzione alla grandezza e alla storia della Pieve».

IL MALORE DEL 2014

Di lì a poco don Isaia terminò il suo esercizio pastorale, che venne funestato nell’aprile 2014 da un malore improvviso, un’ischemia che lo portò a essere ricoverato all’ospedale del Delta per diverso tempo, proprio nei giorni in cui si celebrava il 60º anniversario di ordinazione. L’arcivescovo Ghizzoni ne accennò durante la messa del Crisma nel Duomo di Ravenna: «Avrebbe voluto essere qui, ci saluta dal letto d’ospedale: l’unica sua preoccupazione non è la salute ma i suoi impegni parrocchiali». Domani alle 10.30 a Vedegheto si svolgono i funerali.

Fabio Terminali

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