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Il papà di Saphira scrive alla Nuova: «Nessun pentimento, sono deluso»

Parla il padre della ragazzina investita e uccisa quattro anni fa: nessun pentimento da chi guidava l'auto

OSTELLATO. Il processo è finito, finalmente si mette la parola fine (forse) a una vicenda che da qualunque parti la si giri provoca solo profonda tristezza. La scorsa settimana il tribunale di Ferrara ha condannato a un anno e quattro mesi Andrea Stagni, il conducente dell’automobile che il 14 luglio 2017 investì la piccola Saphira Carli, appena scesa dal pulmino di ritorno dai campi solari. Già a margine della sentenza Fabrizio Carletti, legale della famiglia Carli, ha spiegato come nei genitori della bambina, oltre al dolore che mai passerà per la gravissima perdita, c’è anche grande amarezza perché «dopo oltre quattro anni non c’è mai stato alcun pentimento degli imputati».

La notizia della sentenza è stata metabolizzata durante il periodo delle festività natalizie, quello dove si fa ancora più forte la mancanza di Saphira. Ma proprio in queste ore di festa Pasqualino Carli ha deciso di scrivere alla Nuova Ferrara: “Ho letto le dichiarazioni dell’avvocato Cipolla e in particolare il passaggio in cui Andrea Stagni si ritiene innocente - dice il papà di Saphira -. Non intendo discutere le questioni legali; quello lo fanno i miei avvocati. Voglio però esprimere tutta la mia rabbia e il mio dolore, perché a oltre quattro anni di distanza Andrea Stagni e tutti coloro che gli stanno intorno continuano un’evidenza: tu, caro Andrea Stagni hai investito e spento la vita di mia figlia. Non lo volevi? Non lo potevi evitare? Però l’hai fatto! Quindi quel giorno l’unica vera vita spezzata è stata quella di Saphira. Ed è incredibile che ancora oggi non provi rimorso e pentimento per aver investito Saphira. Anzi, addirittura sostieni che è la tua vita a essere stata rovinata. Bene, prova a pensare che per causa tua Saphira non potrà fare nulla delle cose che sognava. Prova a pensarlo ogni singolo giorno in cui tu, invece, potrai vivere la tua vita. E in quei giorni prova a pensare anche al dolore di una madre, di un padre, di una sorella e di un fratello. Dolore di cui nemmeno te ne penti”.


Di certezze in questa vicenda, oltre alla grave perdita, c’è la perizia sull’incidente. I n attesa delle motivazioni della sentenza (attese a 90 giorni), probabile che i legali di Stagni presentino ricorso.

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