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Il pesce scarseggia anche nel Ferrarese ed è caro. Ma sulle tavole non è mancato

Malgrado i rincari (+25% rispetto al 2020) alla tradizione non si rinuncia. A far lievitare i listini anche l’aumento dei costi delle materie prime

PORTO GARIBALDI. Il pesce non è mancato sulle tavole dei ferraresi, come da tradizione. E non mancherà nemmeno il giorno dell’Epifania, malgrado i rincari (+25% in media rispetto all’anno scorso) che hanno colpito tutto il settore ittico, che riesce a fatica a soddisfare la domanda in forte ascesa rispetto al Natale passato. Secondo Cia-Agricoltori Italiani, a incidere sul prezzo anche gli aumenti delle materie prime che colpiscono tutta la filiera, da trasporti e logistica fino al packaging e alle cassette di imballaggio per il pesce, come annunciato nei giorni scorsi dai titolari delle pescherie che lavorano sul territorio.

Sulle tavole di 8 ferraresi (soprattutto tra Comacchio e Goro) su 10 il pesce l’ha fatta da padrone e si è visto dunque – nonostante i prezzi – un tripudio di pesci di mare e d’acqua dolce, pescati o allevati, con ricette locali all’insegna della tradizione. Per Cia, la scelta di prodotto ittico locale rappresenta sempre la migliore strategia per il consumatore. Il pescato a filiera corta subisce, infatti, in misura minore il rincaro dei costi energetici e offre garanzia di maggiore qualità, col rispetto di elevati standard di sicurezza e tutela ambientale.


Per circa 17 milioni di famiglie la scelta del menù di pesce è stata e sarà orientata alle ricette della tradizione. Capisaldi del consumo ittico sono il polpo e il capitone. Se il primo si trova, attualmente, sui banchi a 20 euro al Kg, il secondo si attesta sui 25-30 euro, con una maggiorazione del prezzo dovuta anche al maltempo, che ne ha ridotto sensibilmente la cattura (dati: PescAgri, Associazione Pescatori Italiani di Cia). Nel ferrarese il consumo di pesce più diffuso per le feste di Natale è rappresentato dalla famiglia dei molluschi: vongole veraci (circa 25 euro/kg), canocchie (18 euro/kg) da mangiare fritte o bollite, moscardini (28 euro/kg) cucinati in umido o bolliti e fasolari (12 euro/kg). Per i secondi piatti del menù, si prediligono pesci di pezzatura grossa (circa 2 kg): da spigole e orate, a dentici, rombi e pezzogne. I prezzi di questi prodotti oscillano, attualmente, fra i 40 e i 50 euro/kg. A mettere d’accordo tutti c’è il baccalà (pesce, però, non locale ma di provenienza nord europea). La differenza è solo nella preparazione: di solito viene cucinato alla vicentina a nord (in vendita essiccato a 30/35 euro), mentre si compra sotto sale (25 euro/kg) per la frittura classica alla napoletana. Da ricordare che quest’anno Comacchio è anche orfana dell’anguilla del Parco del Delta e non si è proceduto alla regolare vendita a prezzi calmierati come da tradizione perché non c’era prodotto.

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