Contenuto riservato agli abbonati

Ferrara, sindacati preoccupati: «Se sulla scuola non si investe sarà impossibile stare in presenza»

Il rietro generale del 10 gennaio spaventa. Prof. decimati dai contagi, isolamenti e pochi fondi Covid

FERRARA. Guardano con preoccupazione alla giornata di lunedì i sindacati della scuola. La ripresa piena delle lezioni in presenza, dopo la “prova generale” di venerdì, è compromessa da pesanti zavorre che rendono particolarmente arduo il compito dei dirigenti scolastici, sostengono Fp Cgil e Usb.

«Non è vero che va tutto bene, come assicurano Ufficio scolastico provinciale e Ministero – attacca Hania Cattani della Cgil Scuola – Venerdì si è partiti con 27 istituti su 40, e già sono emersi problemi e carenze di personale per positività o isolamenti, al punto che alcuni presidi stanno applicando l’orario ridotto». È il caso, ad esempio, dell’Istituto comprensivo di Copparo, dove dal 10 al 14 gennaio tutta la primaria di Ro e 10 classi su 17 della primaria di Copparo faranno solo orario antimeridiano, ma già venerdì in più di una scuola ci sono state uscite anticipate perché mancavano i docente.


Due i “vizi di fondo” che, uniti ai contagi che moltiplicano le assenze del personale, frenano la scuola e minacciano la tenuta della didattica in presenza, sottolinea Cattani: «I fondi per il personale Covid stanziati con la Legge di Bilancio e che dovevano essere messi immediatamente a disposizione delle scuole, non sono stati distribuiti. Il personale Covid non solo non è stato potenziato, come avevano chiesto, ma è stato ridotto, pensando che il peggio delle pandemia fosse già alle spalle».

Il secondo nodo riguarda i fondi strutturali del Pnrr destinati all’ampliamento degli spazi, alla loro sanificazione e alla realizzazione di impianti di aerazione, riducendo in modo incisivo il numero di studenti per classe, «risorse che non sono state distribuite in modo da soddisfare realmente le esigenze delle scuole. Serve, a questo proposito, anche una ricognizione sul territorio da parte di tutte le amministrazioni locali».

E gli effetti di questi problemi cominciano a manifestarsi, nota Cattani, ricordando il caso dell’istituto comprensivo di Codigoro, dove la una terza media è stata di fatto soppressa e “spalmata” su tre classi per carenza di personale docente, mentre due scuole materne potranno contare su un numero inferiore di collaboratori scolastici: «Mancano i soldi per pagare gli stipendi e rinnovare i contratti del personale Covid – va avanti Cattani – Sempre all’Ic di Codigoro non è stato possibile confermare due contratti a tempo pieno e un contratto part-time di collaboratori scolastici. Le conseguenze sono facilmente immaginabili. Solo un esempio: le ripercussioni sulla sanificazione dei bagni, che viene regolata da turni rigorosi che rischiano ora di saltare».

Le assenze per Covid o per isolamento fiduciario sono inoltre complicate da sostituire «un po’ perché a questo punto dell’anno il personale è più difficilmente reperibile, ma anche perché in qualche caso a essere decimate sono le stesse segreterie». Sul caso di Codigoro verrà chiesto un incontro con l’Ufficio scolastico provinciale, ma al tempo stesso con le Rsu elette in ogni scuola «stiamo chiedendo un quadro continuo della situazione generale, per poterla monitorare».

Il punto, conclude, «è che noi siamo assolutamente per la didattica in presenza, ma dopo due anni questo resta un obiettivo fragile, perché sulla scuola di fatto si è continuato a disinvestire; e questo Governo è sul solco di quelli che lo hanno preceduto, continuando in un’ottica neoliberista».

Molto critica con il decreto del 5 gennaio anche l’Usb: «Provvedimenti che vanno letti con spirito di semplificazione. Il messaggio è questo: fate un po’ quel che vi pare e come vi pare, ma tenetevi gli alunni a scuola».

Serve, al contrario «un piano di investimenti strutturali sulle scuole, basato su un ripensamento totale degli spazi, una riqualificazione sistematica degli edifici, l’uso diffuso di tutti gli strumenti e i dispositivi di sicurezza di cui si può disporre (da mascherine adeguate, ovvero Ffp2 per studenti e docenti fornite gratuitamente, a impianti di aerazione e purificazione dell'aria che in altri Paesi sono in uso), passando ovviamente da un potenziamento vero dei trasporti, dal ripristino o dall'inserimento delle figure mediche e infermieristiche per ogni istituto, dalla riduzione drastica del numero di alunni per classe, dall'assunzione di contingenti adeguati di docenti e di personale Ata. Questo non è avvenuto e non avverrà, perché non è nella testa e nei programmi di chi governa e ha altre priorità ed altri interessi. Lo hanno capito anche gli oltre mille presidi che hanno richiesto la Dad fino al 31 gennaio» che però a loro volta, «hanno una visione emergenziale che non affronta strutturalmente la realtà».

Alessandra Mura

© RIPRODUZIONE RISERVATA