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Ferrara, il ritorno a scuola tra Dad e Ffp2. Prof a casa ma senza sostituzioni

Assenze al 12%. All’Aleotti sei classi a distanza già prima di partire, al Dossi va peggio. Niente rientri né sport alla De Pisis

FERRARA. Le scuole ferraresi che già venerdì avevano ripreso l’attività didattica (e che ora sono peraltro già alle prese con l’applicazione delle casistiche dell’ultimo decreto, al solo secondo o terzo giorno di lezione) l’avevano preannunciato il “disastro” (così l’ha definito qualche preside) del ritorno in classe in presenza, scattato ieri anche per quegli istituti scolastici che avevano previsto il ponte dell’Epifania. I casi di positività pullulano, riferiscono i dirigenti scolastici, fra studenti e personale. I singoli contagi da feste, per i quali era già stata attivata la didattica a distanza, hanno cominciato a coinvolgere le classi, che in qualche scuola superiore sono già in regime di autosorveglianza con obbligo di Ffp2 causa singolo caso positivo. E nelle classi in cui i casi stanno diventando due, alcuni presidi esprimono preoccupazione sull’efficacia della distinzione fra vaccinati (che possono continuare ad andare a scuola) e non (in questo caso scatta la dad).

Intanto il tasso di assenza del personale docente e Ata, fa sapere Veronica Tomaselli, dirigente ufficio scolastico provinciale, si attesta intorno al 10-12%. «Sostituzioni? Per ora ci si arrangia con chi è già in servizio – dicono i presidi – o si prevedono ingressi posticipati ed uscite anticipate».


SALTANO RIENTRI E SPORT

Fra le scuole riaperte ieri a Ferrara, l’istituto tecnico Aleotti e il liceo artistico Dosso Dossi. Qui, da un calcolo complessivo (non solo causa Covid), le assenze dei docenti risultavano attestarsi su un 20%, quelle del personale Ata su un 10%, e gli studenti a casa erano oltre 100. Diverse erano infatti le classi per le quali era stata predisposta la didattica a distanza: da una comunicazione dell’8 gennaio l’applicazione della misura coinvolgeva già diverse classi del liceo artistico e sei dell’istituto tecnico; alle quali si erano poi aggiunte, con una comunicazione del giorno dopo, altre cinque del liceo artistico. La preside dell’istituto comprensivo De Pisis, Maria Gaiani, al primo giorno di scuola dopo le vacanze natalizie, calcolava invece un 10% di assenze fra Ata e docenti e constatava anche l’assenza di tanti studenti, «in ogni classe manca qualcuno». Risultato, sospensione in un plesso della primaria dei rientri pomeridiani e alle medie dell’indirizzo sportivo pomeridiano per un paio di settimane, «per evitare commistioni pericolose fra classi diverse che si ritroverebbero insieme a fare sport». Intanto i nuovi protocolli potrebbero creare «qualche difficoltà soprattutto per la primaria: prima per esempio potevamo sospendere in via cautelativa le lezioni se avevamo notizia certa di un caso di positività – diceva Gaiani – oggi invece si continua in presenza fino all’esito del primo tampone da svolgersi il prima possibile». E siccome alle elementari i tamponi continuano ad essere effettuati presso le strutture del Servizio sanitario nazionale, considera Gaiani, i tempi per l’eventuale ritorno in classe potrebbero essere ancora lunghi, come prima delle festività.

Anche al Vergani Navarra gli studenti sono tornati sui banchi ieri. Anche qui non proprio tutti: poco meno di una trentina di studenti erano risultati positivi prima del rientro a scuola e per loro era già stata attivata la didattica a distanza. Nessuna classe era invece già in dad, e fra gli insegnanti erano assenti in tre. In definitiva la situazione, diceva il preside Massimiliano Urbinati, «è per ora sotto controllo: incrociamo le dita e continuiamo a lavorare. Io sono per la presenza. Misure nuove? Sono da sperimentare, ma sono l’unico modo per fare pressione su chi non è ancora vaccinato».

GIÀ DUE POSITIVI

Intanto con le misure nuove stava già facendo i conti ieri chi sui banchi ci era tornato già venerdì, come la preside del Bachelet, Emilia Dimitri, alle prese anche con il “’tempismo’’ di una recente cena di classe che ha fatto scattare nella scuola l’ipotesi dei due casi di positività, con conseguente distinzione fra vaccinati e non per il prosieguo dell’attività didattica. Se è l’alunno interessato che deve dimostrare i requisiti per poter frequentare in presenza e solo in questo caso la scuola è autorizzata a conoscere lo stato vaccinale degli studenti, la preoccupazione della preside del Bachelet è che qualcuno possa scegliere di rimanere in dad nonostante abbia i requisiti, per utilità o per paura del contagio: «In questo caso tutti i sacrifici che si stanno facendo per mantenere la didattica in presenza sarebbero vanificati». Altro punto da chiarire per Dimitri: «Come dobbiamo comportarci inoltre nel caso di familiari positivi e studenti negativi?».

Giovanna Corrieri

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