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Ferrara, al lavoro ne manca uno su cinque: piccole aziende in crisi

Cna: riduzioni e sospensione di produzioni rischio reale, tardivo l’obbligo vaccinale. Nell’industria percentuali minori e più risorse: i casi Della Rovere e petrolchimico

FERRARA. Con l’attuale percentuale tra il 10 e il 15% di assenti in fabbrica, per isolamenti o quarantene, le medie e grandi industrie manifatturiere del Ferrarese stanno «cominciando a faticare nella gestione del personale, ma riescono a tenere» come spiegavano ieri in via Montebello, sede di Confindustria Emilia Centro. Lo stesso tasso di assenze, seppur tendente a dilatarsi fin verso il 20%, registrato in questi giorni nel mondo delle aziende artigianali, «sta portando alla riduzione e in certi casi alla sospensione dell’attività», è la fotografia scattata dalla Cna. Sta in questa dicotomia il diverso impatto della nuova fase Covid sul mondo imprenditoriale ferrarese, che potrebbe incidere anche su eventuali ristori.

Un esempio di cosa sta succedendo nelle aziende più strutturate arriva dal Maglificio Della Rovere di Longastrino, l’azienda del vicepresidente di Confindustria Emilia Centro, Gian Luigi Zaina. «Abbiamo circa 70 addetti e siamo pieno di ordini, il 30-40% in più rispetto agli anni scorsi, come tante altre aziende del settore. Gli assenti in questi giorni sono una decina, i più numerosi da inizio pandemia - racconta Zaina - Vedo che rispetto all’anno scorso hanno tutti sintomi lievi e si negativizzano dopo 5-6 giorni: così possiamo organizzarci meglio». La Ffp2 è diventata obbligatoria già il 3 gennaio, è stato ripreso in mano il protocollo Covid con un gruppo di delegati a supervisionare la situazione sanitaria nei vari settori e la gestione mensa ancor più attenta. «Così non abbiamo finora dovuto rinunciare a ordini» sottolinea Zaina.


All’Istituto Cappellari di Ferrara sono stati confermati i corsi in presenza dopo il caso di positività tra il personale d’ufficio, «ci gestiamo con lo smart working ma nelle aule, grazie al rigido rispetto dei protocolli e al distanziamento, non abbiamo avuto problemi» spiega Marco Cappellari.

Situazione differente, come detto, per molte piccole aziende. Secondo il monitoraggio effettuato ieri dalla Cna, il tasso di assenze nelle aziende artigiane è variabile tra il 10 e il 20%, con conseguenze che rischiano di diventare molto pesanti. «Conforta il fatto che non ci vengano segnalate chiusure per Covid, se naturalmente non si tiene conto delle attività familiari o individuali - è la valutazione del presidente provinciale di via Caldirolo, Davide Bellotti - ma il rischio di riduzione o sospensione delle produzioni è ormai reale. Teniamo conto che i nuovi protocolli sulla gestione del personale in caso di contatti con positivi sono entrati in vigore ieri, e le imprese artigiane ci sono arrivate già in affanno per aver dovuto sopperire alle assenze di personale delle settimane precedenti». I primi allarmi sono arrivati da territori vicini dove la pressione degli ordinativi post-feste è probabilmente più alta, come Rimini e Modena, ma anche il Ferrarese sta ora entrando in sofferenza. «Non possiamo che confidare in un miglioramento della situazione complessiva, anche perché il provvedimento che avrebbe dato una svolta alle imprese, cioè la vaccinazione obbligatoria per tutti i lavoratori, non è arrivato» sospira Bellotti.

Del resto la pressione dei positivi sta inducendo chi ha i mezzi a tutelarsi ancor di più. Al petrolchimico, ad esempio, stanno facendo i tamponi all’ingresso anche a chi si dichiara contatto di un contatto: gli impianti sono sempre stati in marcia, il prezzo sale alle stelle.

Stefano Ciervo

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