Il rincaro di gas ed energia surriscalda le ceramiche

Il ciclone bollette tocca anche il colosso con sede a Sant’Agostino  Confindustria: non ci si può fermare, le nostre imprese rischiano di sparire

Anche sull’industria ceramica si sta abbattendo il ciclone derivante dai grandi aumenti relativi al prezzo del gas e dell’energia elettrica e conseguente aumento della bolletta. Il rialzo del gas naturale (+400%) rende insostenibile l’attività economica con diverse industrie in particolare nel Modenese e nel Reggiano, aree dove è concentrata la maggior produzione, costrette a spegnere i forni.

Nelle nostre zone l’industria del settore maggiormente rilevante è costituita dalla Ceramica Sant’Agostino che occupa circa trecento dipendenti mentre un’altra realtà ceramica è presente a Filo, l’ex Serenissima. Lunedì scorso, dopo lo stop in occasione delle festività natalizie e di fine anno, la produzione è ripartita ma comprensibilmente vi sono preoccupazioni per il futuro. Un aumento vertiginoso dei costi che anche per la “Ceramica Sant’Agostino” potrebbe condizionare i risultati economici che lo scorso anno sono stati oltremodo positivi. E non basta certamente l’aggiornamento dei listini avvenuto già nel corso del 2021 in quanto non si possono scaricare gli aumenti di energia e materie prime, se non in minima parte, sui consumatori finali. I mercati, sia quello nazionale che quelli esteri, hanno tirato bene così come tutta l’industria italiana delle piastrelle di ceramica che ha chiuso il 2021 con un forte incremento di produzione, vendite ed export.


La forte domanda di ceramica prodotta nella penisola proviene da tutti i Paesi del mondo. Una crescita che interessa praticamente tutti i principali mercati dove le performance più positive sono negli Stati Uniti, Germania, Belgio e Paesi Bassi. La produzione è attesa a superare i 430 milioni di metri quadrati, in crescita del 25% circa. In Italia il mercato è tornato a crescere dopo vent’anni. Una positiva situazione che si scontra però con i fortissimi rialzi nei costi di tutti i fattori produttivi, energia in primis; con la carenza di alcune tipologie di materie prime; con le difficoltà connesse ai trasporti via mare.

Un grido d’allarme è stato lanciato da Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica. «La positiva intonazione del mercato – di Savorani – e della domanda ci consentirà di chiudere bene i bilanci di quest’anno, ma non possiamo assolutamente rallegrarci. La fortissima crescita nei costi di tutti i fattori produttivi sta mettendo a dura prova la competitività presente e futura delle nostre imprese. Forse per la prima volta stiamo vivendo un paradosso: siamo pieni di ordini provenienti da tutto il mondo che si scontrano con tensioni altissime sulla marginalità». La bolletta energetica dell’industria ceramica italiana era di 250 milioni di euro che, a seguito di aumenti nell’ordine del 400%, oggi si approssima al miliardo. Una esplosione di costi che, anche in presenza di aumenti nei listini, non appare sostenibile. Sono urgenti e necessari interventi per calmierare l’insostenibile situazione del gas naturale. Il rialzo dei prezzi interessa anche gli altri fattori produttivi, quali cartone, pallet e film termoretraibili. Situazione complessa per le materie prime, dove in alcuni casi si verifica l’impossibilità di reperire sul mercato i materiali con ripercussioni sulla programmazione delle aziende, che non potranno realizzare prodotti che hanno già venduto.

Maurizio Barbieri

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