Positive al rapido L’esito “sparisce” e la quarantena diventa infinita

Il primo test fatto in laboratorio non risulta registrato all’Asl Ritorno al lavoro, green pass e terza dose nel caos

È una vicenda emblematica della caos che in questo momento, a causa dell’esplosione di casi positivi, regna nel tracciamento e nella gestione dei tamponi. Per Anna (così la chiameremo), la figlia e il marito tutto inizia il giorno di Santo Stefano con un pranzo a casa del fratello. Il giorno successivo la nipote (figlia del fratello) avverte un forte raffreddore, e si sottopone quindi al tampone rapido, che risulta positivo.

Test rapido


Anna e i suoi familiari sono asintomatici, e il 30 dicembre alle 6 del mattino si mettono in fila davanti a un laboratorio privato per fare il tampone molecolare, ma sono costretti a rinunciare perché prima ancora di entrare vengono informati dagli addetti che, essendo un prefestivo, non sono in grado di garantire l’esito in tempi brevi. I tre si sottopongono così al test rapido, che per Anna e Claudia dà esito positivo, mentre per il marito risulta negativo. Il laboratorio assicura loro che la loro positività sarà segnalata all’Asl, e i tre si mettono in isolamento, separati in casa. Il giorno stesso, al pomeriggio, Anna contatta il proprio medico di base che fissa per lei e la figlia un tampone molecolare per il 10 gennaio.

I giorni passano, e le due donne cominciano a non sentirsi bene: raffreddore, tosse e un’oppressione al petto che impedisce loro di respirare a fondo. Sintomi che, nel giro di una settimana, scompaiono.

Esiti spariti

Nel frattempo attraverso le telefonate fatte dagli amici, molti dei quali in quarantena per positività come loro, si rendono conto che soltanto loro due non sono ancora state contattate dall’Asl. Anna verifica che sul suo fascicolo sanitario elettronico e su quello della figlia non sono stati registrati gli esiti dei tamponi positivi. Così con non poche difficoltà, contatta telefonicamente il laboratorio dove hanno effettuato il test spiegando il problema, ricevendo in risposta, senza che le vengano chiesti i loro nominativi, che tutti i dati dei tamponi effettuati sono stati caricati sul portale che l’Asl mette a disposizione dei centri e delle farmacie autorizzate.

Arriva il 10 gennaio: Anna e Claudia completamente asintomatiche vanno alla Casa della Salute San Rocco per il test molecolare, che risulta negativo per Claudia e positivo per Anna.

Le strade si dividono

Claudia, in regola dal punto di vista sanitario, decide di tornare al lavoro: ha in mano l’esito negativo del tampone molecolare e il suo green pass, a causa della mancata tracciabilità, non le è mai stato revocato.

Anna invece, ancora in quarantena, il 17 gennaio dovrà fare un tampone rapido in farmacia (ora sufficiente a chiudere la quarantena se negativo, secondo le ultime regole) e nel frattempo sta facendo l’impossibile per riuscire a dimostrare che era positiva fin dal 30 dicembre, passando ore al telefono. L’ufficio igiene di Ferrara le risponde che «non è di loro competenza gestire i dati dei pazienti positivi al covid», e tutto resta in stallo, finché finalmente riesce a contattare il numero verde Asl 800550355, dove, per la prima volta le vengono chiesti i suoi dati, confermandole che non c’è traccia del suo tampone positivo del 30 dicembre; le hanno chiesto di inviare alla mail malattieinfettive@ausl.fe.it la copia cartacea del tampone positivo, cosa che lei ha fatto due volte.

I nodi da sciogliere

A oggi, il buco temporale che va dal 30 dicembre al 10 gennaio, non è stato risolto.

Anna non è in grado di dimostrare la positività del tampone del 30 dicembre e se il tampone del 17 gennaio dovesse risultare ancora positivo, dovrà proseguire la quarantena fino al raggiungimento dei 21 giorni, quando le verrà riattivato il super green pass (Anna è vaccinata con la terza dose), revocatole il 10 gennaio, e potrà tornare al lavoro.

Dopo un isolamento che durerà 10 giorni in più del previsto.

Anche per la figlia, però, i problemi non sono finiti.

Claudia può lavorare ma, non potendo dimostrare di essere guarita dal covid, perché le manca l’inizio della malattia, si trova a dover prendere la decisione se farsi o no la terza dose del vaccino.

La giovane aveva l'appuntamento per il 4 gennaio, ma essendo ammalata l'ha disdetto.

«Ho deciso di rendere pubblica la mia storia - dice - non solo perché spero che qualcuno mi aiuti a risolvere la situazione in cui mi trovo, ma anche perché voglio che nessuno si trovi più a dover affrontare problemi simili al mio».

Cinzia Berveglieri

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