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Cento, Partecipanza: uno scontro infinito

Nove consiglieri contro l’ex presidente: «Ha lasciato l’ente agrario in una condizione gravissima»  

CENTO. «Contenziosi aperti con la Regione, esposti rivolti all’autorità giudiziaria, e gran parte dei capisti insoddisfatti della divisione. L’ex presidente Oliviano Tassinari ha lasciato la Partecipanza Agraria di Cento in una situazione gravissima».

LA REAZIONE


È la reazione piccata di 9 consiglieri, Bruno Casoni, Corrado Borgatti, Luigi Gallerani, Pierlorenzo Folchi (La Casa del Partecipante), Alessandro Tassinari, Mirco Gallerani, Renato Minelli (Partecipanza Attiva) e Raffaele Gilli e Renato Borgatti (Prima di tutto la divisione). E lo fanno, attraverso un documento condiviso, che fa seguito alle dichiarazioni del presidente uscente Tassinari. I 9 consiglieri (sui 18 totali) che prendono le distanze entrano poi nel merito delle osservazioni. La prima riguarda il bilancio di previsione 2022: «È stato approvato grazie all’alto senso di responsabilità delle opposizioni che, partecipando al voto (pur sempre contrario) non hanno fatto mancare il numero legale alla votazione, che ha visto 9 voti a favore, 7 contrari e 2 che non hanno partecipato al voto. Se i 7 contrari non avessero partecipato al voto, sarebbe mancato il numero legale per approvare il bilancio. In sintesi non esiste più una maggioranza consigliare che sostiene l’amministrazione. La mancata approvazione del bilancio avrebbe aperto immediatamente una procedura di diffida da parte della Regione, che in questo momento ha già affidato alla propria avvocatura una procedura di contestazione perché la Partecipanza si sarebbe sottratta agli obblighi di controllo da parte dell’organo di tutela, ovvero la Regione stessa, in merito al regolamento sulla divisione dei capi». E richiamando le parole del presidente dimissionario, secondo cui «l’ente non ha fatto il salto di qualità diventando un’arena ove si cerca di dare rivalsa alle proprie frustrazioni, a conflitti, personali, a rendite di posizione», la replica dei nove consiglieri d’opposizione: «A creare la situazione, il presidente che ha cucito una maggioranza costruita sulle ambizioni personali, sue comprese, escludendo consiglieri di qualità e preferendo la servizievole incompetenza alla attenta critica costruttiva».

Occhi puntati poi sulla divisione: «Il presidente uscente si è adoperato in una divisione in cui non vi era nulla di preparato. Se questo fosse stato vero, a chi va attribuita questa situazione? Comodo “sparare” nel mucchio senza dire nomi e responsabilità soggettive e oggettive. Del resto, lui stesso era al governo all’atto della iscrizione preliminare nel 2014 e addetto alla riforma statutaria nel 2013 ma non ha portato nulla di innovativo ed utile in previsione delle divisioni. E invece di coinvolgere tutto il consiglio nel delicato passaggio delle assegnazioni dei terreni, ha iniziato un assurdo braccio di ferro con le opposizioni, con la stragrande maggioranza dei capisti assegnatari e, non contento, pure con la Regione. Pendono inoltre esposti per il mancato rispetto delle norme statutarie, sia in Regione che presso la Procura della Repubblica».

E in merito all’assegnazione del terreno a 130 famiglie di agricoltori partecipanti, la replica delle liste di minoranza: «Le famiglie della Partecipanza a pieno diritto sono quasi 1.800, quindi nella stragrande maggioranza i capisti sono stati delusi nelle aspettative a loro presentate (su carta intestata della Partecipanza) all’atto della iscrizione definitiva. Superate le carenze del passato? Lasciano posto a nuove e più pressanti carenze, create da una divisione che ha visto l’ente agrario in un ruolo sbagliato. Attendiamo a maggio la relazione del collegio sindacale: evidenzierà se l’utilizzo del patrimonio è stato corretto».

BILANCIO PESANTE

Per i nove consiglieri quindi, “pesante” il bilancio lasciato del presidente dimissionario: «Contenziosi aperti con la Regione, esposti rivolti all’autorità giudiziaria per il mancato rispetto delle norme statutarie. Gran parte dei capisti insoddisfatti e tasse raddoppiate in tanti casi senza un motivo».

Beatrice Barberini

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