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Gavello, suore no-vax nella casa famiglia: «Ci abbiamo provato, ma non c’è obbligo»

Parla la presidente Barbieri: «Personale tutto vaccinato, gli ospiti purtroppo no ma non sono stati influenzati»

GAVELLO. «Le suore non fanno parte del personale. Fanno assistenza agli anziani e sono ospiti della struttura a tutti gli effetti». A parlare è Neda Barbieri, ex politica di lungo corso, ora presidente della Fondazione Braghini Rossetti, che gestisce quattro case famiglia tra Ferrara e provincia, compresa la casa di riposo Madonna Pellegrino di Gavello, dove prima di Natale si è diffuso il contagio da coronavirus fra ospiti e personale con cinque vittime finora. «Ecco, per spiegare bene la situazione vorrei prima partire dalle vittime, siamo molto dispiaciuti per le gravi perdite. Da quando è iniziata la pandemia - prosegue - abbiamo avuto molto a cuore la salute dei nostri ospiti, infatti fino a prima di quest’ultimo contagio avevamo avuto due sole vittime. Contemporaneamente, il coronavirus è entrato in due nostre strutture (l’altra è la Beatrice d’Este a Ferrara), ma abbiamo avuto vittime soltanto a Gavello, pur con la stessa percentuale di anziani contagiati (12 su 40 a Ferrara, 20 su 60 a Gavello; ndr)».

E qui si torna alla questione balzata sulle cronache in questi giorni, perché il contagio è chiaramente difficile da evitare, ma purtroppo a Gavello c’era una percentuale di anziani ospiti non vaccinati superiore alla media delle altre strutture nella nostra provincia. «Infatti tre delle cinque vittime non erano vaccinate e le altre due non hanno potuto fare la dose booster perché avevano una situazione di salute molto compromessa. Abbiamo fatto il possibile per convincere loro e le loro famiglie, ma va detto che in altri casi i nostri ospiti si sono vaccinati perché a dare l’assenso sono stati proprio i loro familiari».


IL CASO SUORE

L’allarme lanciato anche dal consigliere comunale bondenese Tommaso Corradi è quello secondo cui all’interno si è spinto gli ospiti a non vaccinarsi: «Il contributo dato dalle suore all’interno della struttura è sempre stato straordinario. Sono figure preziosissime, così come anche di recente ho voluto ringraziare tutti gli operatori sanitari per il lavoro svolto dall’inizio della pandemia. Perché, non dobbiamo dimenticarlo, in due anni non vi erano stati casi di Covid. È vero che molte suore non sono vaccinate ma, come già detto, non possiamo obbligarle. Va detto che prima anche parte del personale non lo era. Poi è arrivato l’obbligo e ho sollecitato personalmente il personale, convocando anche un incontro con il dottor Romagnoni (dirigente Asl che segue proprio le case famiglia) e il nostro legale, non sono mancate critiche nei nostri confronti, alcuni fra i 27 dipendenti sono rimasti senza lavoro alcune settimane, ma poi si sono vaccinati tutti, oss e infermieri. Per le suore, purtroppo, pur coinvolgendo il vescovo Negri e la loro congregazione non siamo riusciti a convincerle a cambiare idea. Sia chiaro, però, che di fatto vivono come ai tempi del lockdown, non uscendo dalla struttura, così come è stata chiusa ai contatti con la struttura anche la lavanderia perché non tutto il personale è vaccinato».

Ma è ipotizzabile che le suore abbiano condizionato gli ospiti nella scelta di non vaccinarsi? «No, quelle che non si sono vaccinate non hanno influenzato, perché come ho già spiegato per alcuni ospiti che non volevano sottoporsi al vaccino la firma è arrivata dai loro familiari e comunque è vaccinata la maggior parte di loro».

Certo, al netto delle comprensibili spiegazioni della presidente della Fondazione, qualcosa di anomalo nell’insieme dev’essere accaduto a Gavello, considerando che ha lasciato poco tempo fa l’incarico di medico della struttura il dottor Paolo Ferron, noto professionista bondenese. E fra le motivazioni della sua scelta proprio il no di alcuni ospiti e delle suore a non sottoporsi al vaccino, che lui consigliava caldamente. «Purtroppo abbiamo dovuto accettare le sue dimissioni e per noi è stata una brutta notizia - chiude Barbieri -, perché il dottor Ferroni aveva realizzato protocolli sanitari perfetti per tutta la pandemia».

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