«Covid, oltre il vaccino i nuovi farmaci Ecco come contrastiamo la pandemia»

Anna Marra (Farmacia del Sant’Anna): dal Molnupiravir agli antinfiammatori. Attenti: l’Azitromicina non è un antivirale 

L’intervista

Anna Marra è la direttrice della Farmacia ospedaliera del S. Anna di Ferrara. Dopo la specializzazione in Farmacia ospedaliera nel 2003, ha lavorato al Policlinico Tor Vergata, a Roma; nel 2007 l’arrivo al Sant’Anna e nel 2020 l’incarico di direzione. È stata responsabile scientifica di diversi progetti di farmacovigilanza, anche nazionali.


Finalmente si inizia a parlare di farmaci specifici contro il Covid. Recentemente alle aziende sanitarie ferraresi sono state consegnate 35 confezioni di Molnupiravir da utilizzare per altrettanti trattamenti su pazienti Covid. Due trattamenti sono già stati avviati. Per chi si ammala è una buona notizia.

«Sì, il farmaco è già disponibile anche a Ferrara, che è anche il centro di riferimento regionale per gli antidoti. Qui sono stoccati anche tutti i farmaci contro il Covid, sotto sorveglianza e nella piena sicurezza. Il Molnupiravir è un antivirale che si assume per via orale e ha la capacità di bloccare la replicazione del virus. Può essere somministrato a pazienti adulti, con patologia lieve o moderata, entro 5 giorni dall’insorgenza dei primi sintomi. Oggi può essere prescritto a chi viene trattato a domicilio e presenta specifiche condizioni di rischio (obesità, bpco, cardiopatie gravi etc.). La maggioranza delle scorte è stata conferita all’Asl che somministra il Molnupiravir attraverso le Usca (i medici per i pazienti Covid a domicilio, ndr); una quota è stata riservata ai pazienti ricoverati da pronto soccorso con sintomi lievi».

In questi giorni si è parlato molto dell’Azitromicina, un antibiotico che è stato definito senza alcun fondamento farmaco anti-Covid. Oggi è introvabile in farmacia e c’è il dubbio che alcuni medici lo prescrivano ai loro pazienti, scettici riguardo ai vaccini, con la speranza di poter trattare i sintomi dell’infezione a domiciliomeglio di quanto possa essere fatto in ospedale.

«Si è fatta molta confusione. La prescrizione, se è basata su questi presupposti, è inappropriata; nessun antibiotico cura il Covid-19. Questa classe di farmaci può essere eventualmente impiegata come terapia delle infezioni batteriche, comprese quelle che si sovrappongono alla virosi. Noi, comunque, in ospedale il farmaco lo abbiamo».

Da tempo altri medicinali vengono utilizzati per bloccare il decorso della malattia. Con quali risultati?

«C’è un altro antivirale, il Remdesivir, che ora può essere prescritto anche per pazienti trattati a domicilio con patologia lieve ma con rischio di contrarre una forma grave di Covid-19. Gli anticorpi monoclonali potenziano la risposta dell’organismo attaccato dal virus e bloccano l’infezione, possono essere prescritti a pazienti con particolari caratteristiche cliniche, ospedalieri o a domicilio, nei primi giorni dopo il contagio. Non possono essere impiegati invece per i pazienti in terapia intensiva o subintensiva».

Ci sono farmaci che vengono anche suggeriti per le cosiddette “cure domiciliari”, care ai no vax, da chi sceglie di non vaccinarsi, fuori dai protocolli autorizzati.

«Esiste una classe di medicinali indicati per le patologie reumatiche, e oggi anche per il trattamento dei pazienti Covid-19, come il Tocilizumab, il Sarilumab, l’Anakinra, il Desametasone (corticosteroide). Interrompono la fase infiammatoria, uno degli effetti più temibili della malattia. Ma l’uso extra-ospedaliero è inappropriato. Altri farmaci, come le eparine, possono aiutare a prevenire i trombi».

Rispetto a un anno e mezzo fa chi si ammala di Covid oggi ha più possibilità di contrastare la malattia?

«Possiamo dire che abbiamo più “armi” a disposizione: più farmaci, personale più esperto e preparato, dispositivi di protezione. Senza dimenticare la risorsa più efficace che abbiamo da un anno contro il Covid-19: il vaccino».

Gi.Ca.

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