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Ferrara, dipinti falsi di Reggiani all’asta: nei guai un gallerista ferrarese

Indagato con altre 22 persone. Opere sequestrate dai carabinieri nucleo tutela patrimonio di Bari

FERRARA. Un gallerista ferrarese è indagato, insieme ad altre 22 persone, con l’accusa di ricettazione e commercializzazione di dipinti falsi o contraffatti attribuiti all’artista modenese Mauro Reggiani, uno dei massimi esponenti dell’astrattismo in Italia. Secondo le indagini dei carabinieri del nucleo tutela patrimonio di Bari coordinate dalla procura di Lecce, un gruppo criminale composto da mercanti d’arte, collezionisti e speculatori occasionali, con ramificazioni in tutta Italia, avrebbe creato una rete di ricettazione e commercializzazione di quadri del maestro Reggiani (Nonantola 1897 - Milano 1980), che venivano messi all’asta online. Così aveva fatto anche il gallerista ferrarese, ponendo in vendita un dipinto con base d’asta di 20mila euro. Opere false spacciate per autentiche, che proposte con prezzi compresi tra i 15mila e i 70mila euro avrebbero fruttato oltre un milione.

Opere che sono state così sequestrate in varie province, tra cui appunto Ferrara, Lecce, Napoli, Perugia, Teramo, Cagliari, Milano, Firenze, Roma, Alessandria, Como, Modena, Cesena, Brescia, Savona, Padova e La Spezia. Moltissime le vittime del raggiro, che avevano pagato migliaia di euro per dipinti falsi da appendere in casa.


L’inchiesta era infatti scaturita, nel 2019, dalla segnalazione dell’Associazione per la tutela delle opere di Mauro Reggiani circa un’anomala ed “esorbitante” richiesta di accertamenti sull’autenticità dei dipinti. Le indagini, molto complesse e condotte anche con l’ausilio di intercettazioni, hanno permesso di accertare che le opere falsamente attribuite all’artista venivano messe sul mercato nazionale grazie alla complicità di gallerie, collezionisti privati e mercanti d’arte, soprattutto utilizzando piattaforme di e-commerce. Figura chiave dello smercio dei falsi, un mercante abruzzese che attraverso una serie di intermediari su tutto il territorio nazionale avrebbe messo in circolazione le opere false, risultate copie di dipinti autentici, riproduzioni estrapolate dal catalogo generale delle opere di Reggiani, geometricamente identiche ma con colorazioni diverse da quelle originali. Determinante il contributo fornito alle indagini dall’Associazione Reggiani nell’accertare la non autenticità delle opere sequestrate.

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