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Ferrara, i bambini e l’Open Day: vaccinarsi è quasi un gioco

Ieri in via Cassoli 240 somministrazioni ai piccoli della fascia 5-11 anni: «È una cosa che va fatta», e ancora: «Abbiamo superato i dubbi consultando il pediatra»

FERRARA. Faccine appena un po’ tirate al triage; un passaggio indolore al box, circondati da clown che fanno “Ok” col pollice e pupazzetti che sbucano dai separé. Il momento migliore però, sono i 15 minuti nella zona osservazione dove, con l’iniezione ormai alle spalle, ci si può finalmente scatenare in giochi liberatori con palloncini e contenuti schiamazzi. Infine, con il diploma di bimbo e bimba coraggiosi tenuto orgogliosamente in mano, si prende la via di casa, chi con un grande sorriso, chi con qualche lacrima di sollievo.

L’Open Day vaccinale di ieri nella sede Asl di via Cassoli ha chiamato a raccolta 240 piccoli tra i 5 e gli 11 anni e l’appuntamento di oggi alla Cittadella San Rocco era ormai avviato al tutto esaurito di pre-registrazioni.


Giorgio e Cecilia hanno portato le loro bimbe di 8 e 5 anni. La più grande, che frequenta le elementari «ha avuto qualche difficoltà con la Dad, la più piccola ha trascorso metà della sua vita con la pandemia, e l’altra metà non se la ricorda», riassume il papà. La decisione di vaccinarle, aggiunge la mamma, è arrivata pensando soprattutto «al rischio di future varianti, i cui effetti non possiamo conoscere». A disorientare le famiglie «il fatto che in giro si sente tutto e il contrario di tutto, però leggendo che gli effetti collaterali post Covid possono essere pesanti anche per i più piccoli, la scelta è stata quella di vaccinarli, anche in previsione dei contatti con i nonni. Avevamo preso appuntamento a febbraio, poi abbiamo disdetto per approfittare di questo Open Day».

In via Cassoli c’era anche Shumaila, mamma di una bimba di 11 e un bimbo di 5: «Oggi però non faremo il vaccino, non ci siamo pre registrati, sono venuta chiedere informazioni su come fare per prenotarsi», spiega, mentre la figlia più grande “boccia” senza appello la Dad: «Come si sta a fare lezione da casa? Male! Non si vedono i compagni e talvolta non si sente bene».

Mattia ha 7 anni e due grandi occhi azzurri che ti squadrano da dietro le lenti e che la mascherina rende ancora più espressivi. «Noi abbiamo fatto tre dosi – dicono i genitori – e qualche reazione post vaccino l’abbiamo avuta, ma questa è una cosa che va fatta, così ci siamo consultati con il pediatra e ci siamo decisi», sperando «che serva anche a evitare la Dad», che costringe Mattia, ogni tanto, a bisticciare con i link.

All’interno l’atmosfera è a misura di bambino; le preregistrazioni scongiurano assembramenti e non appena i piccoli, alcuni timorosi come succede sempre quando ci sono di mezzo aghi e siringhe, mettono piede nel centro vaccinale sono accolti dai “Pagliacci senza gloria”, i volontari dell’omonima associazione che, con un sorriso disegnato sulle mascherine li rassicurano e li divertono. Misurata la febbre al triage, si passa ai box vaccinali dove un medico provvede all’anamnesi e le infermieri effettuano l’iniezione. «Sono tutti bravissimi, a cominciare dai genitori – commentano Domenico Laganà e Monia Simani, gli operatori della Direzione infermieristica –Sono organizzati, si presentano con i moduli già compilati e rispettano i tempi di accesso, e in questo modo non ci sono stati assembramenti. I bambini? È normale che abbiano un po’ di paura, ma alla fine sono coraggiosi».

I cinque “Pagliacci senza gloria” ce la mettono tutta per metterli a loro agio, ma un grande contributo arriva anche dai vaccinatori: «Sono stati selezionati pensando all’approccio più giusto nei confronti dei piccoli – proseguono Laganà e Simani – Sono infermiere esperte, molte di loro lavorano già da un anno per la campagna vaccinale, negli Hub, e sanno accogliere e rassicurare i pazienti, e i clown stanno facendo un lavoro eccezionale».

Superata la prova-puntura, i successivi 15 minuti di osservazione, che gli adulti trascorrono con sguardi vitrei puntati sullo schermo in attesa del proprio turno per il certificato vaccinale, per i bimbi sono invece il momento più allegro di tutta l’avventura. «Abbiamo deciso di vaccinare i nostri figli senza pensarci due volte – dice il papà di Elia e della sua sorellina – Anzi l’avremmo fatto anche prima se lui non avesse avuto un malanno estraneo a Covid. Ma dubbi non abbiamo avuti».

Alessandra Mura

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