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Cardiopatico, obeso e con il diabete: "Niente cure Covid"

L'uomo, tre dosi, è risultato positivo. Dopo la visita a Cona è stato dimesso. "Ma il mio infettivologo consigliava monoclonali o antivirale Molnupiravir"

FERRARA. Diabetico, cardiopatico, obeso e positivo al Covid. Secondo il suo medico di base e a parere dell’infettivologo sarebbe un paziente candidato alla cura con terapia monoclonale o con il nuovo antivirale Molnupiravir, ma la valutazione al pronto soccorso dell’ospedale di Cona ha escluso questa possibilità, e così pure le Usca intervenute in seguito a domicilio: «Mi è stato spiegato che non ci sono i protocolli, ma con le mie patologie dovrei essere un paziente a rischio di sviluppare la malattia grave. Vorrei che la testimonianza del mio caso servisse a fare un po’ di chiarezza», spiega l’interessato raccontando la sua vicenda.

«Ho fatto tutte e tre le dosi di vaccino e anche l’antinfluenzale – premette – ma qualche giorno fa ho avvertito un leggero raffreddore e un mal di gola, e mercoledì ho fatto un tampone rapido in farmacia, risultato positivo. Mi sono sentito crollare il mondo addosso». Viene informato il medico curante, che inoltra una richiesta di visita infettivologica e consiglia al suo paziente di andare al pronto soccorso «al fine di ottenere la prescrizione per la terapia monoclonale o con il nuovo antivirale».

A Cona, il giorno successivo, l’uomo viene valutato in buone condizioni, e dopo un’attesa nella sala di aspetto Covid viene sottoposto al molecolare, che conferma la positività, e a un prelievo di sangue arterioso per controllare la saturazione di ossigeno, che risulta buona, così come la lastra al torace. Un quadro che secondo gli operatori non rende necessaria la visita infettivologica, e il professionista viene consultato al telefono. Così il paziente torna a casa con la prescrizione di assumere Brufen600. «Il referto riportava che l’infettivologo aveva dichiarato che mancavano i test genetici per poter accedere alla terapia monoclonale, senza fare riferimento all’antivirale».

Il paziente però consulta un altro infettivologo, privatamente, che a fronte di un quadro di più patologie pregresse, si mette in contatto con il medico curante per richiedere l’intervento delle Usca. «Sono venuti a casa due operatori, che mi hanno visto in discrete condizioni e mi hanno spiegato che non ci sono i protocolli per poter applicare nessuna delle due terapie. Un parere opposto a quello dell’infettivologo. Vorrei che si facesse più chiarezza sull’impiego di queste terapie, per fortuna le mie condizioni sono tutto sommato buone, e a distanza di quattro giorni dal primo tampone positivo la situazione sta migliorando. Ma resto un paziente a rischio, per il complesso di patologie di cui soffro, e queste terapie dovrebbero appunto servire a trattare, anche a domicilio, i soggettiche sono a rischio di sviluppare una forma severa di Covid. Intanto continuo ad assumere il Brufen 600 e il Fluimucil 600, sperando che il prossimo tampone che dovrò fare mercoledì prossimo dia esito negativo».

Alessandra Mura

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