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Cento, morto a sei giorni dall’incidente: dona gli organi e salva due vite

Sekou Diallo, 35 anni, era stato investito da un’auto lo scorso 5 gennaio. Lavorava alla comunità Open group. «Cuore e fegato andati a due concittadini»

CENTO. Sabato scorso avrebbe dovuto compiere 36 anni, invece i suoi amici, assieme al sindaco bolognese Matteo Lepore, si sono trovati al suo amato campetto da basket, quello ai Giardini Fava di via Milazzo a Bologna, per onorarne la memoria. A neanche due chilometri dall’ospedale Maggiore, dov’era stato trasferito da Cento con l’elisoccorso il pomeriggio di mercoledì 5 gennaio, dopo che era rimasto vittima di un incidente stradale.

INVESTITO DOPO IL LAVORO


Sekou Diallo era stato investito in via Di Mezzo, all’altezza dell’ingresso dell’area del cinema di Cento. Erano circa le 16.30 quando l’uomo stava attraversando la strada ed è stato investito da un’automobile in transito: stava accingendosi a tornare a casa, dopo aver lavorato alla comunità Open group. Immediata la richiesta dei soccorsi: sul posto il Trauma team, ma anche carabinieri e polizia locale. Le condizioni del 35enne sono apparse subito gravi, così è intervenuto l’elisoccorso per il trasporto al Maggiore. Subito avviate le indagini, con il magistrato di turno che aveva disposto anche il sequestro del veicolo.

Diallo da sette anni viveva in Italia, dov’era arrivato da rifugiato, partendo dal continente africano, dalla Guinea, ed è spirato dopo sei giorni dal ricovero: era entrato in coma e non si era più svegliato. «Stava finendo la laurea magistrale in Antropologia e lavorava in un centro per minori a Cento; è stato investito proprio dopo il lavoro, mentre si accingeva a tornare a Bologna».

IL RACCONTO

Il ricordo scritto sulla pagina Facebook “Umani di Bologna” merita la lettura e svela l’uomo che non c’è più: «Questa non è una storia da sabato pomeriggio, ma non fa niente. Perché oggi (si leggeva il 15 gennaio; ndr), proprio questo pomeriggio, sarebbe stato il compleanno di Sekou Diallo, un giovane guineano arrivato in Italia sette anni fa, che ha perso la vita martedì scorso. Si stava per laureare alla magistrale di antropologia all’Alma Mater e contemporaneamente lavorava come educatore in un centro per minori, ma purtroppo è stato investito da un’auto proprio mentre usciva dal lavoro. Chiacchierone, sportivo, dal racconto degli amici emerge una persona speciale, capace di dare speranza agli altri, ma anche estremamente comune nei problemi che affrontava: in queste settimane era alle prese con la disperata ricerca di una stanza e come tutti gli studenti tra mille colloqui e messaggi stava cercando il suo tetto, il suo posto sicuro (quanto si rivelano piccole le nostre preoccupazioni quotidiane, ma quanto sono vere in quel momento). Era innamorato e curioso delle persone, del loro comportamento, e da ciò la scelta di studiare antropologia. E il valore delle “persone” per lui si è rivelato anche nella sua ultima scelta: ha infatti donato gli organi».

LA RIVELAZIONE

E qui emerge un aspetto che induce a una profonda riflessione: «Il verbo “ha” - prosegue il racconto - non è casuale. Una volta arrivato a Bologna, al momento della compilazione del documento d’identità, aveva specificatamente richiesto di essere iscritto come donatore di organi e così martedì ha salvato anche due persone. Se pensiamo ancora ai tanti pregiudizi che incombono su chi migra, su chi arriva qui per cercare qualcosa, forse ci sorprenderebbe sapere quanto di loro scorre in noi e quanto della loro vita si è mischiata con la nostra. Oggi in questo campetto, dove gli amici sono riuniti per commemorarlo, ci dovrebbe essere stata una torta di compleanno e una grande festa. Non c’è una torta, ma c’è un’emozione simile a quella di una festa e alla gioia di aver incontrato qualcuno. Gli amici stanno cercando con fatica di riportare Sekou in patria e per questo hanno attivato una raccolta fondi. È uno strano regalo, il più doloroso che possiamo fare o sentire, ma se vogliamo aiutare la sua famiglia a ricongiungersi con lui possiamo donare una piccola cifra libera all’Associazione Guineana dell’Emilia Romagna (iban: IT91X3253203200006571283683). Buon viaggio».

«Per quel che sappiamo dalla comunità, sia il cuore che il fegato sono andati a salvare la vita di altri due nostri concittadini», ha riferito il sindaco Lepore. Adesso ad aspettare il feretro ci sono la mamma e la figlia di Sekou Diallo.

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