I pastai centesi Andalini: boom di rincari ma aumenteremo la produzione

Massimo e Simona Andalini: la famiglia è proprietaria dell'azienda

II grano duro canadese scarseggia ed è carissimo. E poi c'è l'energia. Lo storico marchio però non prevede stop produttivi

Marcello Pulidori


CENTO. Chi l’avrebbe detto che addirittura per spaghetti e maccheroni si sarebbero affacciati tempi duri? Con aumenti dei costi e persino difficoltà a produrre? Eppure gli ultimi mesi, e soprattutto gli ultimi indicatori attendibili che spuntano dai mercati mondiali, dicono questo.


Per chi come noi italiani mette la pasta al centro della propria alimentazione, si prospetta un futuro difficile.
A lanciare l’allarme, ma anche a confermare che la pasta Andalini sarà sempre più presente sui mercati, da Cento, è appunto Massimo Andalini, presidente e fondatore (nonché proprietario) del Pastificio Andalini, 70 dipendenti e una storia di decenni fatti di sacrifici, impegno e grandi successi imprenditoriali. Andalini traccia un quadro abbastanza complicato per i produttori di pasta, ma è anche il primo a scommettere che «la nostra produzione aumenterà e non ci piegheremo davanti a queste difficoltà». Il problema è uno, soprattutto. Tra marzo e maggio prossimi non avremo abbastanza grano duro per fare la pasta. Il cuore del problema è in Canada, spiegano gli esperti, che è di gran lunga il primo produttore al mondo di grano duro e che nel 2021 ha prodotto 3, 5 milioni di tonnellate, anziché le solite 6, 5. Praticamente la metà. Normale che, a questo punto, si assista anche nel Paese principe della “pasta made in Italy” alla corsa all’accaparramento.


«L’altro grande problema – aggiunge Massimo Andalini – è singolare: l’Italia è il massimo esportatore e consumatore di pasta al mondo, ma non è autosufficiente quanto al grano, cioè deve importare buona parte della materia prima che serve. Da queste variabili dipende l’arrivo della italianissima pasta sulle nostre tavole». Il raccolto di grano è minore, e così il prezzo aumenta. I prodotti che escono dal Pastificio Andalini sono per lo più costituiti dalla pasta di semola di grano duro, l’elemento cardine della produzione e della intera filiera. «Se a questo – prosegue Andalini – aggiungiamo il rincaro non soltanto del grano ma anche di altre voci come il metano, l’energia elettrica e il costo dei trasporti, si capisce bene quale possa essere lo scenario in cui siamo costretti a navigare. Un mare piuttosto agitato», dice Massimo, con la scrivania piena di dati.

Andalini è da decenni uno dei marchi doc della grande distribuzione con un tipo di pasta che negli anni ha sempre ottenuto prestigiosi riconoscimenti in fatto di qualità dai maggiori e più autorevoli esperti del settore. Esporta quasi in tutto il mondo: la parte preponderante dell’export finisce, tanto per fare qualche esempio, in Gran Bretagna, Francia, Germania e, allargando la cartina geografica, negli Stati Uniti e in Brasile».
Altro punto importante è che il grano può essere stoccato per un anno o anche due, ma la semola dura solo un mese. O poco più. Le ripercussioni sui prezzi si vedono già. Una congiuntura di ragioni differenti ha fatto sì che un chilo di pasta, che a settembre la grande distribuzione comprava a 1,10 euro, ora ne costa 1,40. Ma dal Pastificio Andalini la promessa del fondatore è che «non ci saranno stop alla nostra produzione che, anzi, nei prossimi mesi aumenterà».
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