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Green Pass dal barbiere: «Ma ora si deve allungare la lista delle esenzioni»

Confesercenti all'attacco sull'elenco dei negozi con ingresso senza certificato verde

FERRARA. Da ieri è scattato l’obbligo di Green Pass per andare dal barbiere, dal parrucchiere o dall’estetista e a breve uscirà il decreto che fisserà le deroghe per i servizi e negozi in cui il certificato verde sarà richiesto dall’1 febbraio. La lista degli esercizi dove si potrà entrare senza Green Pass base comprenderà alimentari, supermercati, ipermercati, farmacie, parafarmacie, benzinai, negozi di carburante per il riscaldamento, articoli per animali, ottici, mercati all’aperto, ambulanti e chioschi di edicole, attività considerate giustamente di prima necessità. Secondo Confesercenti Emilia Romagna, l’elenco delle esenzioni è carente e dovrebbe ricomprendere altre attività come i negozi di abbigliamento e calzature e le tabaccherie, aperte anche nel primo lockdown. «Sono attività – afferma Dario Domenichini, presidente di Confesercenti Emilia Romagna – all’interno delle quali la permanenza non si prolunga per periodi di tempo eccessivi e dove la mascherina non viene mai abbassata. A questo si aggiungono igienizzazione delle mani, distanziamento e contingentamento delle entrate. L’obbligo del Green Pass appare francamente eccessivo». A questi elementi si aggiunge, poi una situazione complicata per il settore moda: «I saldi – continua Domenichini – dopo una discreta partenza si sono praticamente fermati e molti clienti rimandano il momento dell’acquisto, non entrano nei negozi, o si rivolgono all’online. Nei piccoli esercizi commerciali non c’è assembramento, gli acquirenti sono sempre meno e non si avverte la necessità di un ulteriore onere». L’obbligo del Green Pass si affianca, infatti, anche all’onere del controllo che grava sulle imprese. «Occorrerebbero piuttosto – conclude Domenichini – sostegni e incentivi per favorire la sopravvivenza e la ripresa delle attività».

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