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Case popolari, dopo la bocciatura dei criteri Fabbri si piega: cambieranno i maxi-punteggi

Il sindaco annuncia l’applicazione della sentenza «ma la residenzialità resta». Sindacati  e inquilini l’attaccano: basta retorica populista, alloggi da assegnare. In attesa dell'appello, (fissato al 2024) sono stati consegnati solo 82 appartamenti a 79 famiglie italiane, sulle 160 case disponibili

La nuova graduatoria di assegnazione delle case popolari di Ferrara terrà conto della sentenza di luglio del tribunale, correggendo dunque i maxi-punteggi sulla residenzialità definiti «discriminatori» dal giudice. Il Comune si piega dunque a modificare il regolamento su questi punti, «ma è ancora presto per entrare nei dettagli» spiega l’assessore Cristina Coletti, dopo la notizia della bocciatura della sua richiesta di sospensiva in Corte d’Appello a Bologna, visto che il giudizio di merito è rinviato addirittura al 26 marzo 2024. Ed è polemica durissima tra il sindaco Alan Fabbri e i sindacati che hanno sostenuto il ricorso, «i cittadini di Ferrara non possono più essere tenuti in ostaggio dalla retorica populista, è il momento di mettere fine a misure discriminatorie e di concentrarsi su politiche che contrastino la povertà e aumentino l’offerta di alloggi» è la presa di posizione di confederazioni e sigle degli inquilini.

cosa cambia


Ad annunciare il cambio di rotta del Comune, che fino a ieri aveva evitato d’intervenire sul regolamento, è lo stesso sindaco. «Applicheremo la sentenza, ma il principio non cambia: la residenzialità storica continuerà ad essere premiante nella formazione delle graduatorie per l’assegnazione delle case popolari del Comune di Ferrara. I risultati - è la posizione di Fabbri - ottenuti con l’applicazione di questo nuovo parametro sono troppo importanti per essere messi in discussione e il principio di equità che abbiamo introdotto va assolutamente tutelato».

La maniera con la quale correggere la discriminazione è lasciata dalla sentenza di primo grado al Comune, ma le indicazioni sono chiare: non è in discussione il principio della residenzialità, ma «il meccanismo di punteggio preponderante rispetto agli altri indici», cioè 0,5 punti per ciascun anno, e «senza previsione di tetto massimo»; inoltre bisognerà correggere anche la parte che prevede l’onere della prova per i soli extracomunitari dell’impossidenza di case nei paesi di provenienza.

il quadro

La graduatoria messa in discussione dalla sentenza sollecitata da due extracomunitari rimasti fuori casa, ha assegnato 82 appartamenti (la stima era di circa 160 disponibili) dei quali 79 a famiglie italiane: di queste 36 sono anziani a reddito minimo, 25 hanno disabili e 24 sono formate da un genitore divorziato o separato e figli minori. I nuclei over 65 sono 36, le giovani coppie 3. Nel complesso, le famiglie in condizioni di difficoltà sono 66, di queste 60 presentano un’Isee inferiore a 7.5500 euro dei quali 6 addirittura pari a zero.

la polemica

Fabbri ritiene «singolare e comunque molto grave il fatto che le associazioni e i sindacati che sostengono di tutelare i diritti degli immigrati abbiano deciso d’intraprendere questo attacco giudiziario solo nei confronti del nostro Comune, mentre la valorizzazione della residenzialità non solo è prevista dalle norme regionali», ma anche «molti altri Comuni della regione li utilizzano, tra cui Ravenna, Parma e Piacenza».

Cgil, Cisl, Uil e i rispettivi candidati inquilini Sunia, Sicet e Uniat rincarano la dose. «Sul Comune di Ferrara grava tutta la responsabilità di aver determinato una situazione di stallo in piena emergenza sociale e abitativa - scrivono - prima costringendoci a ricorrere alle vie legali per affermare quanto era già evidente e denunciamo da un anno e mezzo, non tornando sui propri passi neanche di fronte a diffide formali, e poi decidendo ottusamente di ricorrere in appello contro una sentenza del tribunale che ribadisce quanto già affermato dalla Corte costituzionale, lasciando ancora fuori di casa cittadini e famiglie che hanno diritto all’alloggio». I sindacati, che hanno patrocinato il ricorso promosso dall’associazione Asgi e appunto da due nuclei richiedenti, sollecitano Fabbri a rompere gli indugi: «Non ci sono più alibi: il Comune deve applicare la sentenza, modificando il regolamento i criteri discriminatori relativi a residenzialità storica e certificazione d’impossidenza, e provvedendo ad eseguire le assegnazioni degli alloggi non assegnati».



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