Scuola, i troppo contagi penalizzano la didattica

Il punto

Nelle scuole alle prese con il covid e il tracciamento dei contatti c’è anche il problema di una didattica che diventa spesso poco produttiva. Soprattutto quando in classe in presenza ci si ritrova in pochi, a volte anche un terzo. E l’insegnante si deve dividere fra chi ha di fronte e chi vede da uno schermo. Difficoltà che aumentano specie durante verifiche e interrogazioni, raccontano i presidi, con i ragazzi in presenza che spesso rinfacciano a quelli a casa di essere stati più agevolati. È anche “penalizzante per la socializzazione” dice la preside del Bachelet, Emilia Dimitri, che pure conta sulla preparazione e l’esperienza dei propri insegnanti (”che devono fare sicuramente uno sforzo in più”) nel gestire la didattica mista. Nella sua scuola sono circa sette le classi “piene” al 50%. E nei momenti delle verifiche, appunto, sorgono «i problemi più importanti: i controlli a chi è a casa sono naturalmente più difficili». All’Einaudi, racconta la preside Marianna Fornasiero, ci sono una decina di classi con due positivi. Là una meta è a casa e visto che ci sono anche classi piccole, con 20 studenti, gli studenti in presenza diventano una decina. È anche capitato che in una classe con due positivi un solo studente fosse in condizioni di frequentare (visto lo stato vaccinale) e alla fine sia stata adottata la dad anche per lui. Anche Fornasiero parla di difficoltà soprattutto “nell’organizzare le verifiche” in classi in didattica mista: «gli insegnanti sono comunque abituati e abbiamo già potenziato la rete». La speranza è che con le terze dosi la situazione possa migliorare: «e sembra che si stia stabilizzando», dice Fornasiero.




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