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«Tra i farmaci anti-Covid in arrivo ce n’è uno che abbatterà i ricoveri»

Libanore (Sant’Anna): forse autorizzato entro primavera. Questi medicinali non efficaci per tutte le tipologie di pazienti. E tra i ricoverati, No vax, c'è chi si strappa i tubi dell'ossigeno

La rapida diffusione della variante Omicron ha agito da trampolino della pandemia durante le ultime feste di fine anno, e anche dopo. Nel giro di un mese sono decollati contagi, ricoveri e decessi, si sono moltiplicati i posti letto ospedalieri riservati ai pazienti Covid, le file davanti alle farmacie sono state per settimane un tratto distintivo del paesaggio urbano. Dietro le porte degli ospedali si sono diradati i visitatori per la stretta sulle regole precauzionali, il numero degli interventi chirurgici programmati si è assottigliato, le assenze del personale hanno rivoluzionato i turni di lavoro. Anche per i pazienti qualcosa è cambiato, non solo in negativo. Marco Libanore dirige il reparto di Malattie infettive ospedaliero del Sant’Anna, che attualmente ha attivi 20 posti letto Covid.

Direttore, i numeri della pandemia, tra dicembre e gennaio, hanno toccato picchi mai raggiunti in passato. Cosa è cambiato nei reparti ospedalieri?


«Con la fine dell’anno scorso l’evoluzione del virus è entrata in una fase di transizione perché la variante Delta, molto presente nei primi giorni di dicembre, è stata in buona parte soppiantata da Omicron, che tra i contagiati in Emilia Romagna ha ormai un’incidenza dell’80%. Molti letti ospedalieri fino all’inizio del mese scorso erano occupati da pazienti che hanno contratto il Covid-19 con la Delta. Oggi è quella più diffusa tra i pazienti in Terapia intensiva e in Pneumologia, i malati più gravi: si sono contagiati all’inizio di dicembre, in media restano in reparto tre settimane e molti non sono ancora guariti. I pazienti contagiati da Omicron, che ha una capacità di propagarsi 6 volte superiore a Delta, presentano forme dell’infezione con un livello di gravità medio-basso e sono ospitati soprattutto negli altri reparti Covid: Malattie infettive e Medicina interna. Per questo motivo il Sant’Anna ha aumentato i posti letto di Medicina interna Covid allestendo due unità operative, ciascuna da 46 posti. I pazienti, spesso anziani, soffrono di comorbilità: obesità, diabete, ictus, ipertensione e altri fattori di rischio. Per questi ammalati è indispensabile modulare la tipologia di assistenza e oggi possiamo sfruttare opportunità che fino a qualche mese fa non erano disponibili».

I nuovi farmaci?

«Il Molnupiravir, ad esempio. Entro cinque giorni dall’esordio dei sintomi può essere somministrato ai pazienti domiciliari che a causa della sussistenza di fattori di rischio potrebbero contrarre le forme più gravi dell’infezione. Ci sono gli anticorpi monoclonali di ultima generazione, disponibili però in quantità limitate. Tra questi ce n’è uno italiano, il Sotrovimab, l’unico efficace contro Omicron, prodotto in Italia ed esportato negli Usa. Deve essere somministrato con monitoraggio e sorveglianza attiva ed è in grado di neutralizzare il virus, ma richiede una buon funzionalità renale ed epatica. Il Remdesivir, un antivirale, può essere assunto entro 7 giorni dai primi sintomi ma solo da pazienti che non sono sottoposti a trattamento con ossigeno. Possono essere prescritti cortisone, immunosoppressori, eparina».

Nei giorni scorsi un paziente positivo al virus ha lamentato di essere stato visitato al pronto soccorso del Sant’Anna e di non avere ricevuto la prescrizione del Molnupiravir nonostante – ha detto – la presenza di fattori di rischio.

«Esistono condizioni per la prescrizione di questi farmaci legate allo stato di salute del paziente, e sono limitanti. Alcuni possono essere somministrati solo in ospedale, altri solo a scopo preventivo (entro pochi giorni da quando si presentano i sintomi): non possono essere prescritti a qualunque paziente e serve un’attenta valutazione del medico».

Chi parla solo di “tachipirina e vigile attesa” come terapia anti-Covid è rimasto un po’ indietro.

«C’è un farmaco, il Paxlovid, molto promettente e potenzialmente in grado di abbassare in modo considerevole il tasso di ospedalizzazione. Non è ancora disponibile sul mercato e potrà essere somministrato solo a certe condizioni ma se e quando sarà autorizzato (forse entro questa primavera) potrebbe far compiere un passo importate alla lotta contro la pandemia».

La vaccinazione oggi è una scelta perseguita anche da una parte di irriducibili che finora non hanno aderito alla campagna di prevenzione.

«Senza il vaccino l’organismo si presenta più indifeso, chi lo assume in genere evita una sintomatologia importante. La quota dei non vaccinati, anche in Malattie infettive, resta alta nonostante l’altissima adesione alla campagna. Non sempre è facile far passare questo concetto: ci sono stati pazienti che si sono strappati via i dispositivi per la ventilazione e hanno chiamato i carabinieri perché sostenevano di essere stati sequestrati».



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