Ambulanti a Comacchio senza bando da anni: «Adesso la direttiva ci uccide»

Finottelli duro: altrove è andato tutto a buon fine, qui la situazione è drammatica. E ancora: «Se il Comune avesse chiuso le pratiche problemi risolti fino al 2032»

COMACCHIO. Doccia fredda per quasi 600 commercianti ambulanti che espongono i loro banchi di vendita tra i mercati settimanali (annuali e stagionali) fra Comacchio e i Lidi, per la mancata attuazione dei bandi previsti dalla direttiva comunitaria Bolkestein. È incerto il futuro delle proroghe concesse in laguna alle licenze degli operatori dei mercati, dopo che il Tar del Lazio, in questi giorni, ha respinto i ricorsi presentati dai colleghi romani, in quanto ritenuti, dallo stesso tribunale amministrativo laziale, in contrasto con la normativa europea.

Il punto


La direttiva Bolkestein grava sul settore come una spada di Damocle, poiché azzera le proroghe, prescrivendo la messa a bando delle concessioni di occupazione di suolo pubblico, come stabilito, del resto, per gli stabilimenti balneari che insistono su area demaniale. «Per la nostra categoria la situazione è drammatica – tuona Giovanni Finottelli, vicepresidente di Confesercenti del Delta -, la pandemia fa la sua parte, siamo tutti preoccupati dal caro bollette e ora si inserisce un problema nuovo. Se i bandi avviati nel 2017 fossero stati chiusi come prevedeva la legge, avremmo visto le concessioni rinnovate sino al 2032, nel rispetto delle leggi vigenti nel periodi di emanazione».

«Non imputo alcuna responsabilità alla amministrazione attuale – prosegue Finottelli -, ma mentre a Comacchio quei bandi non sono mai stati chiusi, a Copparo e in altri comuni tutto è andato a buon fine».

«A Comacchio siamo in alto mare – aggiunge il vicepresidente di Confesercenti del Delta -, perché quello che era un atto dovuto, in realtà si è arenato». Sulla complessa e annosa vicenda interviene anche Luca Callegarini, funzionario provinciale di Confesercenti, dopo che la recente sentenza del Consiglio di Stato si è abbattuta come una scure sulle proroghe riconosciute agli stabilimenti balneari sino al 2032, accorciandola di un decennio e facendola cessare al 2023.

Cos'è successo

«Quella sentenza ha riverberato effetti a cascata sul settore ambulante – spiega Callegarini -, che a Comacchio aveva già ottenuto una proroga, senza passare dal bando ad evidenza pubblica, bando iniziato nel 2017 e mai portato a termine. Ora le proroghe sono state concesse solo fino al 2023 e poi è tutta un’incognita. A Comacchio 600 commercianti ambulanti resteranno senza autorizzazione e non per colpa loro, senza sapere se poi potranno lavorare».

I solleciti delle associazioni di categoria, nel tempo, sono stati ripetuti e ora, alla luce della sentenza del Tar del Lazio, il quale avvalora la pronuncia già espressa dal Consiglio di Stato, ritenendo prive di valore le proroghe precedentemente concesse sino al 2032, sale la rabbia degli operatori. «Non dimentichiamo – dice Callegarini -, che se i commercianti perdessero le loro autorizzazioni per inadempienze non addebitabili a loro, avvierebbero un’azione legale e la vincerebbero sempre. A quel punto il Comune si vedrebbe costretto a tagliare i fondi destinati a servizi, come pubblica istruzione, servizi sociali, asfalti, per convogliare le somme in una vertenza». Nella speranza che la situazione si sblocchi rapidamente, «confidiamo che il Governo – conclude Finottelli – vada a partorire una norma, capace di fare ordine e di tutelare il lavoro di tantissime imprese ambulanti».

L'intervento

«L’assessore Bergonzi si dovrebbe preoccupare per le cartelle “pazze” inviate agli ambulanti per la Cosap 2016, che risultano invece pagate, piuttosto di fare sterili proclami». Esordisce così il capogruppo Alberto Righetti per il gruppo consiliare Per Fare. E prosegue: «La scelta di annullare il bando del 2016, senza assegnare le concessioni ma rinnovando le vecchie autorizzazioni come previsto dal governo Lega - M5s è stato un lavoro molto meno gravoso per gli uffici, ma che tuttavia espone i commercianti ambulanti a un rischio concerto. I titoli sarebbero stati intoccabili se assegnati tramite bando, come già predisposto dalla precedente amministrazione, con un maggior impegno degli uffici».

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