Cgil ancora in tribunale contro il Comune di Ferrara: «Discriminazione per l’agente obiettore»

Il vicesindaco e assessore alla sicurezza con il comandante della polizia locale

Polizia locale, rifiuta le armi e viene trasferito agli uffici interni: causa individuale e azione collettiva. La giunta resiste

FERRARA. Comune e Cgil di nuovo di fronte in tribunale. Dopo la denuncia per comportamento antisindacale e la vicenda case popolari, Palazzo Municipale resiste al ricorso promosso, davanti alla sezione del lavoro del Tribunale di Ferrara, dalla Camera del lavoro e da un’assistente scelto del corpo di polizia municipale Terre Estensi, il primo obiettore di coscienza dopo le modifiche dell’amministrazione comunale al Regolamento del Corpo di Polizia locale e la conseguente decisione di armare gli agenti. Le contestazioni riguardano in particolare le misure adottate dal Comune per ricollocare gli obiettori, che vengono giudicate «discriminatorie e svantaggiose» da Fp Cgil e dall’agente: produrrebbero cambi di mansioni, con spostamenti da servizi esterni a servizi interni nonostante la possibilità di nuove collocazioni, dove non fosse previsto l’uso delle armi, ma comunque sempre all’esterno. Per la situazione specifica dell’agente che ha promosso il ricorso si denuncia anche una perdita dal punto di vista salariale, conseguente alla modifica delle mansioni. Da qui il ricorso promosso individualmente dall’agente ma anche dalla Cgil, con un’azione collettiva.

Nello specifico l’agente in questione, citato con nome e cognome dalla delibera comunale di “resistenza” in giudizio, ha fatto ricorso perché venga «accertato il carattere discriminatorio del comportamento assunto dal Comune nei suoi confronti, per essere stato rimosso dal precedente incarico con conseguente depauperamento professionale e perdita economica». In questo caso la richiesta, in particolare, è «l’annullamento/sospensione dell’ordine di servizio adottato nei suoi confronti e il ripristino delle precedenti mansioni operative esterne, compatibili con il proprio status di obiettore, nonché la condanna dell’amministrazione convenuta al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale, quest’ultimo da determinarsi in via equitativa».


Il ricorso è anche promosso dalla Cgil, appunto con un’azione collettiva. Anche in questo caso si vuole accertare il «comportamento discriminatorio» adottato dall’amministrazione dei confronti degli obiettori sottoposti ad un «trattamento di particolare svantaggio rispetto agli altri componenti del Corpo a causa delle proprie convinzioni personali». Con il nuovo regolamento che, peraltro, non permette, come sottolineato più volte dalla Cgil, di esercitare l’obiezione a chi, per genere o per età, non ha mai avuto l’occasione di manifestare la propria volontà, come per esempio le donne e chi non è stato assoggettato agli obblighi di leva. La Cgil e l’agente hanno quindi citato in giudizio il Comune, assistiti dagli avvocati Marina Capponi e Sibilla Santoni. L’udienza è fissata per il 15 febbraio.

L’armamento del Corpo con pistole è uno dei pezzi forte della politica della giunta Fabbri, in particolare del vicesindaco Nicola Lodi.

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