L’8 per cento dei positivi si è infettato di nuovo: sono non vaccinati o fragili

Il professor Falcone spiega: contagiati a ottobre con Delta, a gennaio con Omicron
«Mai dimenticare le regole base: distanziamento, mascherine e igienizzazione»

PISA. Chi ha già contratto il Covid-19 una volta può infettarsi anche la seconda. Non con la stessa variante, ma con un’altra. Chi è stato contagiato dalla variante Delta, si può contagiare pure con la variante Omicron, anche se è vaccinato. Ma soprattutto se non è vaccinato. In Toscana, le reinfezioni da coronavirus nell’ultimo mese sono state l’8% del totale delle diagnosi di positività. Numeri non allarmanti, spiega il professor Marco Falcone, responsabile del dipartimento di Malattie infettive dell’ospedale Cisanello di Pisa, ma comunque non trascurabili.

Soprattutto in questo momento di contagi ancora elevati. Professor Falcone, cosa si intende per re-infezione?

«Significa contrarre il Covid a distanza di almeno 90 giorni dalla malattia precedente o anche a meno di 90 giorni ma con ceppo virale diverso, documentato da genotipizzazione (processo per individuare il tipo di virus attraverso test biologici, ndr)».

Perché ci si reinfetta?

«La variante Omicron è talmente contagiosa che riesce a evadere la risposta immunitaria. Non solo dei vaccinati, ma pure dei guariti dal Covid-19. È una conseguenza che non avevamo notato con Delta o altre varianti precedenti».

Quindi è una variabile con cui dovremo fare i conti sempre più spesso?

«Sì. Alcuni pazienti guariti a ottobre si sono scoperti di nuovo positivi a gennaio. In questi casi, in linea generale, i sintomi sono molto lievi. Significa che si erano infettati una prima volta con Delta, poi è arrivata Omicron».

Ci si può infettare due volte con la stessa variante?

«È molto poco probabile che i guariti da Omicron si possano contagiare con la stessa variante. Durante un’infezione, infatti, l’organismo produce una risposta immunitaria diretta a colpire proprio il virus responsabile della malattia. Possiamo fare alcune eccezioni come, ad esempio, i pazienti molto fragili o immunodepressi. Ma contagiarsi due volte con lo stesso ceppo di coronavirus è davvero molto raro».

Al momento quali sono le varianti che coesistono?

«In questo momento Delta e Omicron. La prima, anche se in percentuale molto minore rispetto alla seconda, non è ancora sparita. Ma aver contratto una delle due varianti non significa essere protetti anche contro l’altra». Che cosa succede a chi si ammala di nuovo?

«I dati che abbiamo a disposizione dimostrano che le cellule T, quelle della memoria immunologica, restano attive anche contro la nuova variante, evitando le forme più gravi della malattia».

Che consiglio si sente dare a chi ha già contratto il Covid-19?

«Di non sottovalutare questa possibilità e di non sentirsi al sicuro. Mai. Se qualcuno si accorgesse di avere dei sintomi simili a quelli del Covid-19 il consiglio è quello di non rinunciare a fare un tampone per accertare la propria negatività, anche se già in passato si è stati positivi. Non è frequente, ma può succedere».

Chi sono in linea di principio le persone che si stanno reinfettando?

«Persone di età compresa tra i 40 e i 59 anni, perlopiù non vaccinate e con una serie di patologie che rendono i pazienti più fragili e dunque più esposti all’infezione. Anche se sono già stati positivi».

Come fare per proteggerci dalla virulenza di Omicron?

«L’arma più importante che abbiamo a disposizione, oggi, è proprio la vaccinazione. Certo, le norme dovrebbero forse essere un po’ riviste anche nell’ottica del Green pass. Sì perché dare la patente d’immunità per sei mesi a chi si è infettato con una variante piuttosto che con un’altra non deve farlo sentire sicuro. Non bisogna mai abbassare la guardia».

In che modo?

«La vaccinazione è il passo fondamentale, ma non dobbiamo dimenticare tutte le altre regole per evitare la diffusione del virus e, di conseguenza, il contagio: indossare la mascherina, rispettare il distanziamento interpersonale e igienizzarsi spesso le mani». © RIPRODUZIONE RISERVATA