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Liti sulle case popolari: «Costano 32mila euro»

La consigliera Ferraresi calcola l'impatto sul bilancio del Comune

FERRARA. La battaglia giudiziaria sulle graduatorie “discriminatorie” per le case popolari sta costando, oltre al ritardato ingresso di decine di nuclei familiari, anche parecchi soldi a Palazzo Municipale. Il conteggio lo ha fatto la consigliera Anna Ferraresi con la collaborazione di Valerio Aldighieri, basandosi sulle spese legali già deliberate per la resistenza al ricorso di primo grado sui maxi-punteggi per la residenzialità e poi per la richiesta di sospensiva in appello, entrambe bocciate. «Risulta un totale di 35.228,93 euro (per ora) esclusi oneri e spese accessorie, che sarebbe opportuno, utile e necessario che pagassero di tasca propria, considerato l’aumento delle indennità di funzione per gli amministratori del Comune già da questo mese (+45%)» è la richiesta rivolta dalla consigliera ex leghista ai membri della giunta. «Tutti hanno votato favorevolmente alle scelte scellerate del sindaco nonostante le diffide formali dei giudici» rincara la dose Ferraresi, coinvolgendo l’intera giunta firmataria dei ricorsi. La cifra deriva dalla somma dei compensi agli avvocati incaricati dal Comune (11.373,84 e 13.039,09 euro) e le spese di lite riconosciute alle controparti dal giudice (10.816 euro).

«Purtroppo pare che i ricorsi contro i diritti legittimi dei cittadini e dei dipendenti comunali - non ultimo la vicenda dell’agente di Polizia locale obiettore di coscienza - sia una prassi comune dell’attuale amministrazione che non bada a spese, quando si tratta di far valere azioni discriminatorie e svantaggiose contro chi si oppone a tali atti» conclude.


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