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I giudici annullano interdittiva antimafia della Prefettura contro la Rechim

L’azienda era stata condannata per rifiuti pericolosi illeciti Reato spia che non basta a sostenere pericolo d’infiltrazioni

Era stata l’unica interdittiva antimafia decisa tra fine 2020 e 2021 dalla prefettura di Ferrara. Contro la Rechim di Tragetto, azienda chimica specializzata nello smaltimento di rifiuti pericolosi, per “presunto” pericolo di infiltrazione mafiosa. Ma un anno fa, prima l’interdittiva era stata sospesa, poi l’estate scorsa bocciata dai giudici del Tar di Bologna, perchè scrivono, «nè la Prefettura e il suo Gruppo interforze (carabinieri polizia e finanza specializzati, ndr) nè il giudice penale (che pur aveva condannato i dirigenti della Rechim, ndr) evidenziano o comunque indicano alcun elemento - ad esempio interessi economici o partecipazioni in comune con soggetti contigui alla criminalità organizzata o altro - che possa ritenersi idoneo a sostenere che la Rechim sia operatore economico soggetto a pericolo di infiltrazione da parte di organizzazioni mafiose».

E allora, perchè la prefettura attivò l’interdittiva? Lo fece sulla base della sentenza di condanna (patteggiamenti assai lievi, pene di pochi mesi convertite in pecuniarie), senza però portare altro elemento a riprova del pericolo di infiltrazioni mafiose, tanto che chiudono i giudici «tali argomentazioni (della prefettura) devono ritenersi del tutto irrilevanti ai fini della decisione» poichè ripetono elementi già valutati sia dal lato penale che amministrativo, ma che non bastano, «in quanto non indicanti alcun elemento atto a collegare la società a situazioni di pericolo di condizionamento da parte di organizzazioni di tipo mafioso». Per questo motivo, interdittiva alla Rechim e diniego di iscrizione alla White list sono stati annullati. Tutto questo a completezza di ciò che la Nuova Ferrara aveva scritto un anno fa, nelle prime fasi di questo braccio di ferro innescato dalla Prefettura di Ferrara. Che era nato dai primi atti del 2017, quando la Rechim di Traghetto venne coinvolta in una indagine nazionale (con la ditta madre, la Fidia di Matelica di Macerata) della procura antimafia di Bologna (per traffico di rifiuti) e quindi sequestrata (e poi dissequestrata). A conclusione di quella indagine il giudice Zavaglia accolse il patteggiamento dei 4 dirigenti imputati (vedi riepilogo qui a fianco). Quella sentenza diventò definitiva e innescò la procedura di interdittiva, come stabilisce - formalmente - il codice antimafia, imponendo un automatismo: in caso una ditta venga accusata (e condannata) di un “reato spia”, quello di traffico di rifiuti, legato spesso alle cosidette “Ecomafie”. Da qui, la decisione - interpretativa del codice antimafia, per l’obbligo di attivare il procedimento - che ha innescato il braccio di ferro tra Prefettura e Rechim. Che ha visto vincere l’azienda poichè non sussiste per il Tar il pericolo di infiltrazioni mafiose. Ma «in ragione della peculiarità della vicenda e della questione esaminata, nonchè in ragione del carattere intepretativo della presente decisione (l’applicazione delle regole del codice antimafia)» il Tar alla fine ha compensato le spese: metà e metà.




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