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Portomaggiore, morto il maniscalco Zamboni: fu il primo a “curare” Varenne puledro

Aveva 99 anni. Ha continuato a lavorare in bottega assieme al figlio per tutta la sua vita 

PORTOMAGGIORE. Si è spento Francesco Zamboni, l’ultimo maniscalco e il primo a “curare” Varenne, l’unico cavallo nella storia dell’ippica mondiale ad aver vinto il titolo di “Cavallo dell’anno” in tre differenti Stati. Aveva 99 anni e con lui Portomaggiore perde una delle sue figure più importanti. Quando Zamboni ha iniziato a muovere i primi in una bottega di Argenta aveva 12 anni. Era il 1935 e a quel tempo il maniscalco non limitava la sua opera alla sola ferratura degli animali, ma curava tutte quelle malattie che potevano insorgere negli equini e nei bovini, sostituendo di fatto il veterinario. «Una volta mi chiamarono nella tenuta di Zenzalino, di Copparo, per tagliare le unghie ad un puledro di trotter di appena un anno. Aveva un problema al piede posteriore destro. Scoprii che si trattava di Varenne. Io sono stato il primo in assoluto a mettere mano ai suoi piedi», raccontava qualche anno fa in una intervista per Cavallo Magazine, pieno di giusto orgoglio. Ha passato una vita felice e ricca di soddisfazioni ed è stato fino alla fine accudito e amato dai suoi figli Armando e Loretta.

IL LAVORO


Zamboni nacque in un periodo davvero molto difficile e da bambino visse la guerra e la povertà. Andò a lavorare presto, era ancora un bambino, ma la famiglia aveva bisogno di soldi e di braccia su cui contare e lui non solo mai si tirò indietro, ma coltivò negli anni il lavoro che pian piano divenne la sua grande passione.

Il motto di Francesco Zamboni era, sempre come si legge nell’intervista, era “un cavallo prima di tutto si ferra sull’incudine: non è il piede del cavallo che si deve adattare al ferro” e lui di cavalli ne ha davvero visti tanti nella sua lunga vita. Nel 2015, una grande soddisfazione: fu premiato da Uaipre (Unificazione associazioni italiane Pura Raza Española), che oltre a promuovere la cultura per il puro sangue spagnolo, è anche estremamente attenta a tutto ciò che ruota intorno al mondo del cavallo tanto da avere scritto un “codice etico”, e ha consegnato un particolare riconoscimento al “nostro” maniscalco.

LE SODDISFAZIONI

L’uomo ha continuato a lavorare ufficialmente fino al 2012, poi è andato in pensione ma solo sulla carta, perché in realtà ha continuato a esercitare l’arte della mascalcia, ossia del pareggio e ferratura del cavallo, col figlio Armando nella bottega dell’Ippodromo. Curiosità: a 19 anni partì per il servizio militare e l’8 settembre 1943, grazie al mestiere che aveva imparato, non viene deportato dai tedeschi che invece lo mettono a curare i cavalli e i muli della Wermacht. Terminato il periodo bellico ritorna a lavorare con il suo vecchio maestro, Fausto Andreghetti. Successivamente apre una piccola bottega e inizia l’attività in proprio, aiutato dal figlio. Nel ’77 come artigiano è approdato all’Ippodromo cittadino e ha assunto dei collaboratori per fare fronte alle tante richieste. I funerali si terranno domani: il corteo parte alle 14.50 dalla camera mortuaria di Portomaggiore e alle 15 la messa nella Collegiata sempre a Portomaggiore.


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