Ferrara, il sindaco Fabbri: "Fare memoria è un dovere di tutti"

"Guardiamo quindi al passato con i piedi nel presente e gli occhi verso il futuro"

FERRARA. Oltre 150 ferraresi deportati a Fossoli, e da qui nei lager. Solo cinque quelli che hanno fatto ritorno.  Non sono numeri, ma persone, concittadini, che segnano il dramma vissuto anche nella nostra città in anni bui della storia. Tornare a farne memoria, di anno in anno, di giorno in giorno, è un dovere fondamentale che tutti abbiamo e che dobbiamo trasmettere alle future generazioni. Ma non è solo un dovere, la memoria è un valore perché restituisce gli insegnamenti del tempo, anche e soprattutto quelli che arrivano da epoche maledette. In questo giorno ho ricordato e voglio continuare a ricordare l'insegnamento eccellente e pieno di coraggio di donne e uomini straordinari, come quello di Maria Zamorani, medico laureata con lode, ferrarese, brillantissima pediatra in servizio all'Arcispedale Sant' Anna. Con le leggi razziali del 1938 venne espulsa da ogni incarico, anche dall'Accademia delle Scienze di cui era componente.

Rifiutò di mettersi in salvo all'estero per continuare ad aiutare nei soccorsi i bambini della sua città, finché il 22 aprile 1944 fu trasferita a Fossoli, e da qui fu poi inviata ad Auschwitz. Da questo momento non ci sono più sue notizie. La testimonianza di Maria Zamorani - a cui l’8 marzo del 2021 abbiamo dedicato una targa della memoria proprio presso il viale centrale dell’ex Arcispedale Sant'Anna  - è quella di chi pagò con la vita la scelta di aiutare gli altri. Con lei ricordo Enrica Calabresi, altra donna di scienza, entomologa di livello nazionale, tra le scienziate più autorevoli del XX Secolo ma esclusa dalla carriera accademica per fare posto a chi divenne convinto assertore del razzismo, poi trasferita all'ex convento di Santa Verdiana con la destinazione, già scritta, di Auschwitz. Da qui la decisione di togliersi la vita ingoiando veleno per topi. Ricordo Franco Schöenheit che ci ha lasciati nel 2020: fu testimone diretto dell'orrore di Buchenwald; il ferrarese Cesare Finzi, oggi a Faenza, prezioso riferimento di memoria viva, soprattutto presso gli studenti e le giovani generazioni, Gino Ravenna, uno dei 29 campioni della Palestra Ginnastica Ferrara che rappresentò l’Italia nel concorso generale di ginnastica artistica a squadre di Londra 1908 e che, insieme a quasi tutta la sua famiglia, morì ad Auschwitz nel 1944. Ricordo Silvio Magrini, a cui - con l’Istituto di storia contemporanea - abbiamo dedicato una mostra in Comune, che ne racconta, tra documenti, lettere, testimonianze, la drammatica storia:  dopo essere partito volontario per la prima guerra mondiale, con  altri 14 ebrei ferraresi, poco più di 20 anni dopo fu travolto dalle leggi razziali e deportato ad Auschwitz, da cui non fece ritorno. 

Ricordo Giorgio Bassani che abbiamo celebrato l'anno scorso a Parigi e che celebriamo quest'anno a 60 anni dalla prima edizione del suo "Il giardino dei Finzi-Contini". Ricordo i bimbi cacciati dalle scuole, i licenziati, gli esclusi, i discriminati. Le vittime. La Shoah ha colpito al cuore Ferrara. Negli ultimi anni sono oltre 330 le medaglie d’onore del Presidente della Repubblica agli internati militari (IMI) e civili ferraresi nei campi nazisti. L'ebraismo è un patrimonio del Paese e il contributo culturale che ha dato a Ferrara è stato straordinario. Come è stato ricordato in occasione dell'inaugurazione del Meis: a Ferrara fu attivo uno dei più illustri pensatori del passato, il lusitano Itzhak Abrabanel. Ferrarese fu Isacco Lampronti, autore nel Settecento di una antologia talmudica che è ancora oggi punto di riferimento imprescindibile. Ancora: a Ferrara l'ebraismo italiano si ritrovò nel 1862 per organizzarsi alla luce della recente riunificazione. Fu inoltre un ferrarese, l'avvocato Felice Ravenna, ad accompagnare il padre del moderno movimento sionista, Theodor Herzl, nel 1904, nel suo viaggio in Italia per presentare la sua idea di stato ebraico a re Vittorio Emanuele III e a Papa Pio X. Anche questa è memoria, che deve essere coscienza attiva, deve produrre cultura. Guardiamo quindi al passato con i piedi nel presente e gli occhi verso il futuro. Grazie a chi, ogni anno, ma soprattutto ogni giorno, rende questa memoria forza attiva e spinta all'impegno civico e culturale.   

Alan Fabbri

Sindaco di Ferrara