Contenuto riservato agli abbonati

Jolanda, archiviazione per il presidente Bonaccini: «Nessun ricatto nè abuso su Pezzolato»

Il giudice azzera le accuse di concussione e abuso. E archivia la denuncia di Zamboni al sindaco di Jolanda per diffamazione

FERRARA. Archiviazione per il caso Bonaccini-Pezzolato, innescato tra il sindaco di Jolanda e il presidente della Regione; e archiviazione anche per il secondo caso, Zamboni-Pezzolato, coda giudiziaria del primo, strascico innescato dai rapporti tra Pezzolato e il sindaco di Riva del Po, Andrea Zamboni che denunciò il primo cittadino di Jolanda per diffamazione. Riflettori puntati, ovviamente sull’archiviazione di Bonaccini per cui il giudice Danilo Russo ha sciolto la riserva che durava dall’ottobre scorso, archiviando la posizione del presidente Regione che era indagato per abuso di ufficio e concussione, ipotesi che proposte nell’esposto che Pezzolato presentò.

PIENA BAGARRE POLITICA


I fatti, come ricordiamo risalgono alla campagna elettorale per le regionali del 2020. Quando, in piena bagarre politica, Pezzolato presentò l’esposto e le telefonate con Bonaccini e Zamboni che registrò a loro insaputa, con le quali accusava Bonaccini di aver fatto pressioni per convincere la vicesindaca di Pezzolato, Elisa Trombin a revocare la propria candidatura con la Lega, per Lucia Borgonzoni. E poi di aver “punito” il Comune di Jolanda imponendo ad altri sindaci (tra cui Zamboni) la revoca di tre dipendenti distaccati appunto nel Comune di Jolanda. Dopo una indagine articolata e completa, la procura – pm Ciro Alberto Savino – non aveva ravvisato la rilevanza penale dei fatti, e per questo ne aveva chiesto l’archiviazione: arrivata ieri con la notifica dell’ordinanza del giudice Russo alle parti. E allora, verrebbe da dire, tanto rumore (penale e politico) per nulla? La risposta all’avvocato che rappresentava Pezzolato nel doppio ruolo di accusatore (di Bonaccini) e accusato di diffamazione (da Zamboni) : «Il giudice ha riconosciuto – spiegava Gabriele Bordoni – che i modi utilizzati dal presidente Bonaccini non si addicevano alla sua funzione e che le revoche delle applicazioni del personale intervenute dopo la telefonata che aveva fatto a Pezzolato – con la quale faceva intendere che lui ed il suo Comune avrebbero subito le conseguenze della scelta della Trombin di candidarsi con la Lega- avevano avuto tempi sospetti». Il giudice, tuttavia, analizza Bordoni «non ha visto la connessione fra i due episodi che a nostro avviso ne rendeva chiara ed univoca la lettura: ne prendiamo atto, come devono fare le persone che – come Pezzolato- si battono per la legalità e la correttezza».

La vicenda scoppiò nel gennaio 2020, in piena campagna elettorale per le regionali: al centro di tutto telefonate che Pezzolato registrò prima col presidente Bonaccini (poi confermato alle elezioni) e poi con il sindaco di Riva Po, Andrea Zamboni. Alla fine, non vi furono pressioni/ritorsioni, né tantomeno ricatti e abusi. E così «alla luce delle argomentazioni (elencate in 12 pagine di ordinanza) », il giudice Russo ha ritenuto di archiviare «per infondatezza della notizia di reato, dovendosi integralmente condividere la richiesta formulata dalla pubblica accusa».

D. P.

© RIPRODUZIONE RISERVATA