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Amazon, boom di assunti e il nodo dei parcheggi

In neppure due anni lo stabilimento nel Rodigino è a quota 1.200 dipendenti. Ma c’è il caso dell’ordine aziendale: bisogna parcheggiare in retromarcia

Andando oltre la più rosea previsione iniziale, lo stabilimento Amazon di Castelguglielmo in neppure due anni di attività è arrivato a 1.200 dipendenti, contro i preventivati 900. Un dato importante, a conferma del ruolo e della posizione strategica di questo magazzino di spedizione prodotti ad aziende e privati, nel quale stanno lavorando anche molti ferraresi.

Il nodo


Ma oltre a questo importante dato, sta tenendo banco in questi giorni anche un altro argomento, il grande parcheggio dei dipendenti. Il parcheggio del centro logistico di Castelguglielmo si affaccia sulla Transpolesana, la Statale 433, che collega Rovigo a Verona. Chi è passato di lì in questi giorni avrà notato che le macchine sono tutte schierate, parcheggiate in retromarcia, pronte a uscire in prima, veloci, senza manovre. Il flusso veicolare che ogni giorno passa davanti è notevole, il fabbricato si impone sulla destra, dà nell’occhio, attira l’attenzione ed è facile notare questa curiosità. Nell’enorme spiazzo alla destra dell’ingresso del maxi stabilimento non se ne individua una fuori posto, neanche prestando particolare attenzione. Ed ecco la curiosità: non è una scelta, bensì un obbligo. Se i 1. 200 dipendenti fossero liberi di parcheggiare come vogliono la probabilità che ogni giorno tutti decidessero di farlo in retromarcia, singolarmente, di propria iniziativa, sarebbe paragonabile a quella di un sei al Superenalotto. Fuori dai supermercati non è così, nemmeno nei parcheggi dei centri commerciali. Anzi, sono molti di più i conducenti che si infilano dritti rimandando il momento fastidioso della retromarcia a quando sarà ora di riprendere l’auto, cioé una volta terminai gli acquisti e le commissioni. Anche perché c’è sempre chi è in ritardo, vale per la spesa come per il turno al lavoro. Eppure ad Amazon nemmeno chi ha i minuti contati si sogna di parcheggiare di fronte, quei dieci, quindici, trenta secondi (dipende dall’abilità del conducente) per fare manovra li perde in ogni caso.

Scelta aziendale
 

Come detto questa non è una scelta, bensì un obbligo. «In Amazon – spiega una nota emanata dall’azienda – la salute e la sicurezza dei lavoratori sono la nostra priorità. L’introduzione della norma di sicurezza relativa alla modalità di parcheggio in retromarcia ci permette di prevenire eventuali incidenti dovuti alla visibilità di eventuali ostacoli o pedoni di passaggio. La nostra cultura della sicurezza permea tutto ciò che facciamo in tutta l’azienda».

Ed è così da sempre, non soltanto in Polesine, ma in tutti gli stabilimenti della multinazionale in giro per il mondo. Per il colosso di Seattle è meglio se i suoi dipendenti fanno la manovra in retromarcia al loro arrivo, svegli e concentrati, piuttosto che al ritorno, terminato il turno di lavoro, stanchi e affaticati. Appannati da ore e ore di pacchetti ed etichette... Certo, fa un po’ impressione vedere tanta diligenza anche nel parcheggio ma di lamentele finora non ce ne sono state o, almeno, non sono trapelate. Quindi si presume che la regola sia sempre stata digerita senza proteste.



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