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Codigoro, a processo per caporalato. Operai sfruttati: Asl truffata

Il caso sulle operazioni di bonifica alla Eurovo dopo il focolaio di aviaria. Parte civile sindacato Cgil e 15 lavoratori: «Nel processo per dare dignità al lavoro» 

CODIGORO. Il processo si farà, il prossimo 8 giugno, e sarà il primo confronto giudiziario in un aula di tribunale con le accuse di caporalato rivolte a quattro aziende che sfruttavano lavoratori, perlopiù pakistani e marocchini.

Lo fecero, per l’accusa, durante i lavori di bonifica allo stabilimento Eurovo di Codigoro, nel 2017, quando scoppiò l’allarme aviaria nell’allevamento, uno dei più grandi d’Europa, che portò poi alla soppressione di oltre 800mila galline ovaiole. Ieri mattina il giudice Danilo Russo, su richiesta del pm Andrea Maggioni, ha deciso il rinvio a giudizio dei sei indagati dell’indagine: gli imprenditori Elisabetta Zani, Gimmi Ravaglia, Ido Bezzi, presidente, vicepresidente e direttore di cantiere della coop di Forlì Bidente; e tre imprenditori delle coop di “caporali” alle quali venivano subappalti i lavori: Ahmed El Alami, coop Agricola Agritalia di Monteforte d’Alpone di Verona; Lahcen Fanane, Cooperativa Veneto Service, San Bonifacio di Verona e, infine, Adberrahim El Absy, Coop Work Alliance di Cesena.


Oltre 300 gli sfruttati

Al processo oltre all’accusa pubblica rappresentata dal pm Maggioni saranno presenti, come accusa privata, anche 15 lavoratori e soprattutto la Cgil Ferrara, costituiti parte civile per ribadire, come faceva ieri mattina Riccardo Grazzi per la segreteria del sindacato che «siamo ben felici di star dentro questo processo per ridare dignità a questi lavoratori, negata in queste circostanze».

E come se non bastassero le accuse, emerse durante le indagini durate tre anni della Guardia di finanza, sono state accolte le aggravanti del reato di caporalato, per numero persone sfruttate (oltre 380) e soprattutto per le violazioni di turni di lavoro, riposi, igiene e sicurezza nel posto dove lavoravano. Imposti, per le accuse, con minacce, intimidazioni e violenze dei “caporali” contro gli operai, tutti pakistani e marocchini, prospettando licenziamenti immediati e il non pagamento dei salari.

Punta dell’iceberg

I 15 lavoratori costituiti parte civile rappresentano solo la punta dell’iceberg che è emerso durante le indagini condotte dalla guardia di finanza e anche dalla Asl Ferrara, anch’essa parte civile per la truffa subita – e contestata ai sei imputati – di due milioni, intascati, per l’accusa, facendo carte false e la cresta a quanto l’Asl Ferrara aveva versato per l’appalto di 5 milioni di euro.

Gli accertamenti dei finanzieri avevano chiarito, infatti, che l’appalto da quasi cinque milioni di euro affidato, sulla base di una convenzione, dall’Agenzia Regionale Intercent-Emilia Romagna, alla cooperativa forlivese, una parte di questi (due milioni, quelli contestati come truffa) era stata concessa in subappalto alle tre coop, per far fronte all’emergenza dell’aviaria. Dalle indagini era emerso che i lavoratori extracomunitari venivano reclutati dalle imprese sub-appaltatrici che approfittavano poi del loro stato di bisogno. Le difese hanno ribadito e contestato anche ieri all’udienza davanti al giudice Russo la tesi d’accusa della procura. E annunciano che al processo che si aprirà in giugno, potranno articolare in modo completo tutte le tesi difensive.



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