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L’addio al medico, non senza polemiche. Le amiche: «Roberto non era un no vax»

Giovedì si è tenuto a Copparo il funerale di Marescotti, morto per il Covid a 64 anni. «Si era vaccinato per poter tornare a lavorare» 

COPPARO. Nella sua omelia giovedì mattina don Daniele Panzeri ha ricordato che a volte le assenze finiscono per colpire più delle presenze. Per tanti, Roberto Marescotti era un medico. Un medico di valore e di grande disponibilità. Per altri era un fine poeta, o un delicato scrittore, e anche un esimio naturalista. E aveva proposto la sua visione della politica. Per tanti ancora era un eccellente insegnante. Per quasi tutti quelli che lo conoscevano era un amico. Per qualcuno, un fratello. Soprattutto era un uomo che poteva dibattere di quasi ogni campo dello scibile umano, come un intellettuale di altri tempi. E poi era un uomo che, se ti parlava, ti faceva entrare diritto in una poesia, in una favole, in una storia.

E ieri erano in tanti a mandare l’ultimo saluto a Marescotti, scomparso il 18 gennaio all’ospedale di Cona all’età di 64 anni dopo un lungo ricovero causato dal contagio da Covid e dopo una lunga battaglia da medico contro la malattia. Ancora in questi ultimi giorni si è parlato tanto di lui, qualche quotidiano nazionale lo ha dipinto come un irriducibile no vax, ma nulla è più sbagliato di questo giudizio fin troppo tranciante, per lui che aveva difeso (e applicato per tanti) le terapie domiciliari, ma non essendo contrario ai vaccini. Lo era del Green pass ma non certo dei vaccini.


I ricordi. Alla funzione del commiato c’era una novantina di persone. Ma poco alla volta, alla spicciolata, la chiesa ha ospitato ancora altri amici. Sulla bara di legno erano poggiati il suo immancabile cappello, il suo mantello e la borsa da lavoro con cui andava a curare i pazienti (oltre a quelli che seguiva all’ospedale del Delta). Nelle sue ultime volontà Marescotti aveva chiesto di non portare fiori, bensì sassi su cui scrivere un messaggio o una frase, magari un disegno, da posare poi sulla tomba. Mentre poco a poco la chiesa si riempiva, la funzione passava dalle letture dal libro della Sapienza e, a opera del parroco, dal Vangelo di Giovanni, nel passaggio in cui si sottolinea che solo attraverso “Cristo si può ambire a raggiungere il regno dei cieli”. Una funzione funebre che è scivolata via pensosa e segnata in modo drammatico dalla personalità del defunto.

Alla fine sono intervenute due amiche. Una, Luana Veronese, ha sferzato i giornalisti disattenti e tutti coloro che avevano tacciato il medico copparese di essere semplicemente no vax. Anzi, facendo ascoltare un messaggio audio, commovente e chiaro nei suoi significati, dello stesso Marescotti, l’ex consigliera comunale ha inteso sottolineare la realtà della situazione, ricordando come il medico avesse lavorato all’ospedale del Delta fino al momento di dover essere ricoverato e, quindi, era evidentemente vaccinato. Aggiungendo che la sua visione del mondo era quella di concedere la massima libertà di cura e dove e come farlo. Per cui se uno intendeva vaccinarsi, era giusto, ma se si riteneva di non doverlo fare era un diritto e se si cercava di avere una cura a casa, era altrettanto legittimo. Insomma, libertà, libertà assoluta di scelta. E in particolare un aspetto: andava ricostruito un rapporto civile tra le persone, qualunque fosse la loro posizione in merito alle cure.

Dopo Veronese ecco l’intervento toccante di Ingrid Trapella, insegnante di palestra molto amica del medico. Praticamente in lacrime e tra i singhiozzi ha ricordato la figura del suo allievo Roberto a Divertimondo, sottolineando lungamente la sua simpatia e la sua umanità, oltre alla sua umiltà. E la commozione ha toccato i tanti presenti.

Poi, dopo la funzione, il mesto corteo si è spostato al cimitero di Copparo, per arrivare alla tumulazione della salma. Come scritto in questi giorni, Marescotti non aveva parenti stretti, ma lascia tanti amici veri e i suoi due cani, Tosca e Puffy, amatissimi e coccolatissimi, per i quali sembra sia stata trovata in queste ore una famiglia che li adotterà.

La vaccinazione. Proprio per mettere ordine alle tante voci circolate in questi giorni, Marescotti si era vaccinato lo scorso 5 ottobre con il Johnson, potendo così tornare al lavoro all’ospedale di Lagosanto, dopo alcuni mesi di sospensione. E va sottolineato come il medico avesse anche una seria patologia pregressa contro cui si stava curando da tempo.



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