La caduta del muro nelle lettere dei ferraresi

Trent'anni fa cadeva il muro: una prima rassegna di testimonianze

Lacrime sulle note del violoncello
Mi ricordo un vecchio e tanti giovani attorno a lui, che piangevano nel sentirlo suonare, ai piedi del Muro: era il violoncellista Rostropovich che pochi giorni dopo la caduta, prese un aereo per Berlino dall’America dove abitava: lui russo costretto a scappare dalla sua casa, arrivò nei pressi di Checkpoint Charlie e si mise a suonare il suo violoncello, prendendo in prestito una sedia da un berlinese: davanti a tanti giovani, increduli, che forse non sapevano nemmeno chi fosse, un maestro e un genio della tecnica strumentistica, il più fine esecutore riconosciuto da tanti appassionati di musica. Quello era il Muro di Berlino, per me: ero poco più che ventenne, e come accade spesso per i momenti storici che ti passano sotto gli occhi, ma lontani, non pensai di avere voluto esserci, a Berlino, per vedere il Muro cadere.

Però, dopo avere visto Rostrovich, il mio rammarico, ancora oggi – e parlandone mi vengono i brividi – è non esser stata lì, davanti a lui, a piangere come facevano tanti, ed ascoltare la sua musica per la libertà.
Tiziana Dal Pozzo



La mia inseparabile amica Bea
Al mare, a Estensi, stavo sempre con una bambina tedesca. È stata una lunga conoscenza ad intermittenza, quella che abbiamo vissuto insieme: due settimane intense a fine giugno, ogni anno, tra gli otto e i tredici anni (anni miei, lei ne aveva uno in più) e un lungo buio per il resto dell’anno. Lunghissimo, quando smisero di venire. Capita a quell’età, sarebbe capitato anche a me da lì a poco: avrei dirottato le mie vacanze verso altri lidi. Ma a distanza di anni, poco dopo Natale, mi arrivò una lettera. Era Bea, mi mandava gli auguri e mi diceva di Berlino e della riunificazione. Era felice, mi mandava una foto che ricordo benissimo: quella di una notte di fuochi artificiali. Se penso al muro, mi vengono in mente quei colori.
Lisa

La caduta del muro di Berlino: la storia, i numeri, le immagini



Ma nel Mediterraneo crescono le frontiere
Non ricordo cosa ho fatto quel giorno. L’ottantanove è l’anno in cui mi hanno portato per la prima volta alla Spal, avrò passato il pomeriggio tra compiti e pallone. Ma poi, a scuola, le maestre ci hanno parlato di Berlino, e della libertà. Quello sì, lo ricordo.
Ricordo che abbiamo fatto festa, ricordo Mario che s’è messo a saltare sulla sedia e a urlare come facevano i grandi al Mazza.
È caduto un muro, ne sono sorti altri, segno che il sogno di libertà che arrivava dall’Europa non ha attecchito bene. Il vescovo conta settanta muri. Ha contato anche quello che stiamo costruendo nel Mediterraneo?
Gigi Fabbri

 

Quanti manifesti abbiamo affisso...
Da noi il 9 novembre arrivò che era quasi dicembre, e durò fino a Natale. Saranno stati venti o trenta rotoli: mai visti tanti manifesti, non si finiva più di attaccarli. Tanti e grandi il doppio. “Oltre ogni muro”, la fiaccola del Fronte della gioventù, e un cielo carico di sogni.
Antonio

I blocchi del muro di Berlino base per la street art a Los Angeles

 

La poesia
Il bene prezioso
della libertà
Dopo la caduta
del muro
è ritornata unita
la Germania,
ricordi tormentati
e difficili
che ancora oggi
son scolpiti
nella nostra mente,
la libertà
è un bene prezioso
Eridano