2032: il calcio si converte anche alle squadre di uomini e donne

All’OLIMPICO DI ROMA LA PRIMA AMICHEVOLE FRA ITALIA E BRASILE 

FRA VISIONI
E DESIDERI

Un inserto che si chiama “Vision” non può non essere fonte di… visioni. E così abbiamo deciso di provare a immaginare quello che succederà nei prossimi anni. Dopo l’attesissimo sbarco su Marte del 2029, ecco tra gli altri il ritorno dei mammut sulla Terra, la Svizzera che entra nell’area euro, ma anche Mick Schumacher che vince il Mondiale di Formula 1, il primo papa di colore e l’uomo che è arrivato a compiere 130 anni. Oggi ci cimentiamo con la creazione della nazionale di calcio “mista”.


MAURO CORNO

Roma, 15 febbraio 2032

Il momento che molti aspettavano è finalmente arrivato ieri sera. A Roma si è giocata la prima partita della nazionale italiana “mista” di calcio. Ed è arrivata la prima vittoria, sia pure simbolica dato che si è trattata di un’amichevole. Il successo ottenuto sul Brasile (1-0, gol della Matranga al 56’) è comunque un ottimo viatico per le qualificazioni al Mondiale che si giocherà in Spagna tra un anno e mezzo. E ancora di più ha impressionato la cornice di pubblico dello Stadio Olimpico: c’erano oltre 40mila spettatori paganti nonostante il match sia stato trasmesso in diretta su Rai1.

Il regolamento è sembrato funzionare perché è venuta fuori una gara godibile e a tratti spettacolare. Sette le donne (tra cui i portieri) in campo per squadra, quattro gli uomini, che hanno osservato un vincolo fondamentale per non squilibrare la situazione: dovevano gravitare a centrocampo, senza oltrepassare le linee tracciate a 22 metri dalle porte, e non potevano calciare verso il portiere avversario. In compenso – e non è un caso – sono stati proprio quattro maschi a vedersi sventolare in faccia il cartellino giallo dall’inflessibile arbitro, la tedesca Ulrike Steinhart, che ha punito gli italiani Gavioli e Cazzaniga per gioco falloso e i brasiliani Pedrinho e Platones per proteste, apparse per la verità esagerate, in occasione della rete che ha deciso l’incontro: palla filtrante di Perrone per la Matranga che ha scartato il portiere (Marta, che tra l’altro è tesserata per una squadra italiana, la Fiorentina Women) e ha messo la palla in fondo al sacco.

A quel punto si è scatenata la “Ola”, l’esultanza che è stata resa popolare ovunque nel campionati del mondo di calcio del 1986 ma che era stata inventata – un po’ per caso – cinque anni prima nel corso di una sfida di baseball a Oakland, in California.

La girandola di sostituzioni (naturalmente si è sempre mantenuto l’equilibrio dei sessi iniziale) non ha sortito grandi effetti: a procurare un brivido, a due minuti dal novantesimo, ha però pensato Vivianne con un colpo di testa che si è stampato sul palo alla destra della nostra Cogliandro, appena diciannovenne e reduce dai campionati europei chiusi al terzo posto con la nazionale femminile.

La gara dell’Olimpico ha rappresentato il gradino più alto di un percorso cominciato da alcuni mesi dal commissario tecnico Vincenzo Merani e dal suo staff: si sono trovati a pescare da formazioni della massima serie femminile e della serie C maschile in ottemperanza al paletto messo dalla Fifa con l’obiettivo di colmare il più possibile il naturale gap tra uomini e donne. Un diktat, quello del massimo organismo calcistico mondiale, che ha fin da subito fatto storcere il naso a molti: «La differenza è notevole dal punto di vista fisico, mentre a livello tecnico non ce n’è proprio. Vogliamo fare una sfida a chi fa più palleggi? Sono convinta di potere fare meglio anche di chi, tra i maschi, gioca abitualmente in serie A. E guadagna cinque volte più di me», aveva detto proprio la Matranga, stizzita per alcune considerazioni fatte in un noto salotto televisivo. Sul web, poi, sono giorni che il dibattito si è focalizzato proprio sulla disposizione in campo. La stragrande maggioranza ha reputato “sensato” il divieto imposto agli uomini di passare, tanto in attacco quanto in difesa, quella che in molti hanno definito la “linea del Subbuteo” (con riferimento al gioco del calcio da tavolo che andava di moda nella seconda metà dello scorso secolo) ma c’è anche chi ha voluto polemizzare. «Se vogliono l’uguaglianza, anche nei salari, allora perché non giocano in squadre “mischiate” liberamente? Hanno forse paura di farsi male su un tiro troppo forte?»: la provocatoria, quanto poco intelligente, domanda posta nel corso di una diretta web da un uomo, autodefinitosi «ex calciatore dilettante ma di buon livello», ha dato la stura a uno scontro tanto violento che a un certo punto la trasmissione è stata sospesa. C’è anche chi ha criticato la scelta federale di affidare il timone a un uomo e non a una donna (“Se sono sette, sono di più») ha osservato poche ore fa, su Twitter, Mariangela Carboni, esponente di un movimento femminista. Un’uscita che non ha spiazzato il ct Merani. Sembra infatti che ogni quattro anni, vale a dire a ogni campionato del mondo, cambierà completamente lo staff, a partire dall’allenatore, con l’alternanza uomo-donna. Anche in caso di esonero, qualora saltasse un “mister” maschio, verrà chiamato un altro uomo per arrivare alla naturale scadenza del quadriennio. E così via. Resta un problema da risolvere, vale a dire la crescita dei settori giovanili del “calcio-misto”, così come viene chiamato. Da anni bimbi e bimbe iniziano la loro attività giocando insieme ma occupando tutte le posizioni del campo, senza alcun limite di ruolo. Si sta valutando l’idea di iniziare con la separazione “alla Subbuteo” a partire dai sedici anni, per poter cominciare anche a organizzare campionati provinciali e regionali. Perché questo nuovo movimento attecchisca sarà fondamentale la presenza al Mondiale degli azzurri.

Nel girone di qualificazione alla rassegna iridata l’Italia se la vedrà con Portogallo, Galles, Israele, Azerbaigian e Cipro. I più pericolosi sono i gallesi: nel derby giocato ieri sera contro l’Inghilterra in un Wembley per la verità semideserto hanno vinto 4-1, grazie anche alla doppietta di Samantha Fox. E anche lì si sono scatenate le polemiche via social, con un giallo gigantesco: gli amministratori del gruppo Facebook il cui nome tradotto è “Il calcio lo abbiamo inventato noi e questo non è calcio” hanno sostenuto che durante l’incontro ben 12.000 persone si sono iscritte al loro “circolo privato”. Si è poi scoperto che la stragrande maggioranza dei neo-entrati era formata da profili fake e ora potrebbero scattare le denunce. —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

La guida allo shopping del Gruppo Gedi